Vivere vicino un aeroporto, aumentano infarti, cancro e leucemia

Vivere vicino un aeroporto, aumenta l'incidenza di infarti, cancro e leucemia, c'è una correlazione? Secondo uno studio effettuato dal ministero dell'Ambiente tedesco e pubblicato dal settimanale Der Spiegel che uscità la prossima settimana sì. Rumore e smog provocato dagli aerei che decollano ed atterrano non giovano alla salute e addirittua aumenta l'incidenza di leucemia e cancro al seno nelle donne. Una ricerca di grandi dimensioni condotta dal medico e epidemiologo di Brema Eberhard Greiser ha preso in esame oltre un milione di residenti che vivono vicino l'aeroporto di Colonia-Bonn. A questo scopo il medico ha ottenuto dalle varie casse mutue le cartelle cliniche dei pazienti ed è risultato, per esempio, che tra le donne con più di 40 anni esposte ogni giorno ad almeno 60 decibel di rumore si ha un raddoppio del rischio di contrarre malattie cardiovascolari, rispetto a donne che vivono in quartieri non colpiti dal rumore degli aerei. Per uomini della stessa classe di età, il rischio aumenta al 69%. Per le donne, cresce inoltre il rischio di tumori al seno e leucemia. Una proiezione di questo studio sui residenti intorno al nuovo aeroporto in costruzione a Berlino, il Bbi che dovrà essere pronto tra due anni, induce Greiner a prevedere per dieci anni dopo la sua entrata in funzione 5000 casi in più di ricoveri ospedalieri causati da malattie cardiovascolari, tra essi 1350 uomini e donne colpiti da ictus. Ampie misure per contenere il rumore ridurrebbero l'aumento dei colpi aplopettici a 950. Il dottor Greiser già nel 2007 aveva effettuato degli studi sulla cattiva influenza che il rumore degli atterraggi e decolli notturni avevano sulla salute di chi abitava nelle vicinanze di un aeroporto, ovvero aumento di uso di anti ipertensivi e di farmaci per ridurre problemi cardiovascolari.

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I difetti della vista, astigmatismo e miopia, le lenti correttive

Per la correzione dei difetti della vista esistono vari tipi di lenti. Consideriamo ad esempio un occhio miope. Sappiamo che è un occhio "piu' lungo del normale", cioè il suo diametro antero-posteriore è piu' lungo del normale: il suo cristallino può variare la curvatura, ma solo entri certi limiti, quindi non può mettere a fuoco sulla retina gli oggetti posti oltre una certa distanza, in quanto le immagini si formano davanti la retina. Se anteponiamo all' occhio una lente divergente, aumentiamo la distanza focale del sistema diottrico dell' occhio, quindi spostiamo l'immagine sulla retina, dove apparirà a fuoco. L'inverso succede nei casi di ipermetropìa. L'occhio è « più corto del normale », cioè il suo diametro antero-posteriore e più corto del normale; il cristallino non può variare la sua curvatura fino a portare sulla retina le immagini degli oggetti vicini: queste, perciò, si vengono a formare dietro alla retina. Anteponendo una lente convergente, aumentiamo il potere diottrico dell'occhio, cioè diminuiamo la distanza focale, portando l'immagine sulla retina.
Per correggere l'astigmatismo, difetto della visione dovuto a un'anormale curvatura della cornea, che invece di avere la forma di un segmento di sfera presenta una curvatura diversa secondo due piani perpendicolari, si usano le lenti cilindriche . Queste hanno un determinato potere su un piano, e un potere differente sul piano perpendicolare al primo. Un fascio di raggi paralleli non dà luogo, quindi, nel fuoco di questa lente a un punto, ma a una linea. Nell'astigmatico le immagini sono deformate per la diminuzione di curvatura della cornea su un dato asse. Su questo si pone la lente cilindrica che corregge l'errore.
In particolari casi, vengono usate lenti colorate che attenuano tutti i colori dello spettro luminoso. Esistono, però, anche lenti colorate che eliminano solo una parte dei raggi che costituiscono lo spettro luminoso. Ad esempio, alcune lenti assorbono i raggi ultravioletti: sono le lenti, che gli sciatori o chi deve trattenersi sulla neve in giornate di sole devono usare per impedire l'azione nociva di questi raggi. Essi, infatti, provocano una fastidiosa e anche dolorosa forma di congiuntivite detta appunto «da ultravioletti».

Psoriasi delle unghie, poco conosciuta ma basta un' ecografia

La psoriasi può manifestarsi visibilmente in varie parti del corpo come ginocchia, gomiti, cuoio capelluto ma anche anche attraverso alterazioni delle unghie. Proprio sulle unghie si focalizzerà l'attenzione all'Istituto ortopedico Galeazzi di Milano che ospiterà le giornate mondiali della psoriasi il 24-25 ottobre 2009, appuntamenti dedicati alle novità in tema di diagnosi e cura della malattia.
I campanelli d'allarme che si tratta di psoriasi alle unghie sono un ispessimento delle stesse con striature di colore giallastro oppure la presenza di piccole depressioni della lamina. «È recente nella psoriasi - recita il comunicato dell' ospedale - la scoperta di un legame diretto tra le alterazioni delle unghie e la presenza di artrite psoriasica a carico delle falangi delle dita, conseguenza che può essere verificata e diagnostica in tempi brevi attraverso un semplice esame ecografico. La paternità della scoperta si deve al professor Dennis Mc Gonagle dell'università di Leeds tra i più autorevoli reumatologi esperti proprio di psoriasi artropatica». Intanto, oggi, sempre al Galeazzi, si tiene il corso teorico e pratico in dermatologia, per la gestione del paziente in trattamento con farmaci biologici. «Al centro Psocare del Galeazzi, seguiamo al momento circa 300 pazienti trattati con farmaci biologici - afferma il professor Altomare - per alcuni di questi la somministrazione deve avvenire esclusivamente in ospedale. Sono tre milioni gli italiani oggi colpiti da psoriasi , 130 milioni di persone in tutto il mondo (dati Adipso), che rappresentano il 3-4% della popolazione globale».

Fa bene ai bambini praticare il calcio? Lo sport migliore

Quando arriva l'autunno scatta per i bambini non solo l'ora dello studio ma anche quella dello pratica sportiva. Ci si chiede se ai bambini faccia bene praticare il calcio, se sia la scelta giusta, qual'è lo sport migliore? Imparare i primi rudimenti del calcio è utile e formativo. Un po’ meno lo è l’intraprendere l’attività agonistica sin dalla primissima età e vediamo il perché. Il calcio fa parte dei cosiddetti “sport di squadra” cioè di quelle attività atletiche caratterizzate dalla corsa e dal contrasto per impadronirsi di una palla che il giocatore tenterà di indirizzare verso una rete.Questi sport hanno il vantaggio di essere fondamentalmente dei giochi, praticati sportivamente e quindi con necessità di sviluppare tutte le doti atletiche, ma in grado di conservare l’aspetto più affascinante della pratica sportiva, l’aspetto “ludico”, cioè il piacere di correre e contrastare divertendosi, fino all’esaltazione che si raggiunge nel momento di segnare una rete.
Si ritiene ormai che fin dagli otto anni di età un bambino possa essere avviato all’apprendimento di questa disciplina. Le attività fisiche sportive in età precoce sono fondamentali per un armonico sviluppo dell’organismo giovanile e per il suo miglioramento funzionale a patto di porre estrema attenzione ai primi gradini della formazione sportiva del bambino e dell’adolescente che sono entità biologiche del tutto particolari.
La classificazione usata dalla Federazione Gioco Calcio suddivide i giovani in quattro fasce d’età:
8-10 anni = PULCINI
10-12 anni = ESORDIENTI
12-14 anni = GIOVANISSIMI
14-16 anni = ALLIEVI
e per ciascuna di queste categorie sono ormai stati affinati i programmi di attività addestrativa e sportiva più idonei. É importante sottolineare che la capacità coordinativa le abilità motorie e la mobilità articolare vanno allenate in maniera accentuata durante tutta l’età prepuberale (8-13 anni) poiché in questo periodo si ottengono i maggiori successi.Ovviamente vanno esercitate prevalentemente quelle relative alla tecnica di base del calcio senza tuttavia trascurare l’acquisizione di forme di movimento di altre discipline sportive.
É opportuno perciò, che, nell’allenamento dei bambini si tenda ad una formazione di base generale, in modo da sviluppar un processo di crescita psico-fisica in più campi, utile per il futuro successo sportivo. Anche l’allenamento per la velocità, resistenza aerobica, per la forza rapida e per la forza resistente va iniziato in età prepuberale (a partire dagli 11-12 anni) per poter essere poi accentuato nei periodi successivi. Ponendo sempre la massima attenzione alle sollecitazioni a cui sottoporre le articolazioni e a limitando al massimo i traumi da contrasto. In conclusione solo attraverso un’attività fisica e sportiva condotta con metodo ed intelligenza ed adeguata alle possibilità psico-fisiche si svilupperà nei giovani un fisico armonico e robusto con una sana ed equilibrata personalità. Inoltre pur senza perdere di vista la possibile formazione del campione, l’allenamento dei giovani dovrà sempre essere svolto in forma Iudica.

Per lo scienziato Raymond Kurzweil entro 20 anni grazie alle nanotecnologie saremo immortali

Lo scienziato-scrittore statunitense Raymond Kurzweil afferma che gli uomini potrebbero diventare immortali nel giro di 20 anni grazie alle nanotecnologie e alle nuove conoscenze del corpo umano. Lo scrive il Telegraph che ha intervistato il 61enne autore de "la singolarità è vicina".
"Alla velocità attuale delle scoperte le nanotecnologie ci permetteranno entro 20 anni di sostituire molte parti vitali che si vanno deteriorando nel nostro corpo". Kurzweil chiama la sua teoria "Law of Accelerating Returns", la singolarità tecnologica del nostro periodo storico è che il progresso accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani moderni. "Io e molti altri scienziati ritieniamo che in circa 20 anni avremo i mezzi per riprogrammare i nostri corpi in modo da fermare e poi invertire l'invecchiamento, le nanotecnologie ci permetteranno di vivere per sempre. Ad esempio il nanobot andrà a sostituire le cellule del sangue facendo il loro lavoro migliaia di volte più efficacemente". Kurzweil aggiunge che entro 25 anni saremo in grado di fare uno sprint olimpico per 15 minuti senza prendere fiato, o praticare lo scuba-diving per quattro ore senza ossigeno. "Anche chi sarà colpito da un attacco cardiaco non deve preoccuparsi.Potrà tranquillamente recarsi dal medico per una piccola operazione perchè nel frattempo i nanobots del sangue l'avranno mantenuto in vita riparando i danni nel sistema circolatorio", dice ancora Raymond Kurzweil. La domanda è: potremo considerarci ancora essere umani o ci trasformeremo in uomini cyborg?

Chi ha la coscia stretta come le modelle o le persone anoressiche sviluppa malattie cardiache più degli altri

Alcuni ricercatori hanno scoperto che le persone (uomini o donne è indifferenete) con una circonferenza della coscia minore di 60 cm,quella tipica delle modelle o anche di chi soffre di anoressia, hanno più probabilità di altre di sviluppare malattie coronariche.Lo studio, pubblicato sul British Medical Journal, è stato condotto all' Università di Copenaghen dal professor Berit Heitmann.
"Chi ha le le cosce molto sottili, ad esempio le modelle che sfilano nelle passerelle oppure le persone anoressiche, hanno il doppio delle possibilità degli altri di sviluppare malattie cardiache o addirittura di arrivare ad un decesso precoce", dice il professor Heitmann."Ciò è dovuto al fatto che la coscia è costituita prevalentemente da muscoli che regolano il flusso di insulina e le infiammazioni". Allo studio hanno preso parte in Danimarca 3mila pazienti, 1.463 uomini e 1.380 donne di età compresa tra i 35 ei 65 anni.I partecipanti sono stati esaminati nel 1987-1988 per altezza, peso, circonferenza coscia, anca,circonferenza della vita e composizione corporea. Sono stati poi seguiti per 10 anni per verificare l'incidenza di malattie cardiache e per 12,5 anni per verificare il numero dei decessi.
Durante questo periodo 257 uomini e 155 donne sono morte, 263 uomini e 140 donne hanno sviluppato malattie cardiovascolari e 103 uomini e 34 donne hanno sofferto di malattie cardiache. Nel valutare i risultati, gli autori hanno notato che i sopravvissuti avevano una circonferenza della coscia maggiore. Il rapporto tra dimensione della coscia, morte precoce e sviluppo di malattie è rimasto immutato anche mettendo in conto la massa di grasso corporeo, l'obesità e altri fattori di rischio come il fumo ed il colesterolo alto. Gli autori dello studio hanno suggerito che il rischio maggiore che corre chi ha la coscia stretta è dovuto al fatto che c'è poca massa muscolare nella regione, questo porta ad avere una bassa sensibilità all' insulina che porta poi allo sviluppo del diabete di tipo 2.

Cancro ai polmoni nei fumatori e fattore ereditario, trovati i geni

Alcuni ricercatori britannici sostengono di aver trovato il collegamento genetico ereditario che lega lo sviluppo del cancro ai polmoni nei fumatori. Il professor Richard Houlston dell'Institute of Cancer Research Uk insieme ad altri colleghi ha individuato tre settori di DNA che sono responsabili del cancro al polmone nei fumatori, due delle aree influenzano addirittura il tipo di tumore che si andrà a formare. Il gruppo di ricerca ha individuato poi differenze specifiche associate al rischio cancro nei cromosomi 5, 6 e 15. Le persone con cambiamenti genetici al cromosoma 5 hanno una maggiore probabilità di sviluppare un tipo di tumore chiamato adenocarcinoma. Il cromosoma 6 invece influenza sia lo sviluppo dell' adenocarcinoma che di un altro tipo chiamato "carcinoma a cellule squamose". Infine il cromosoma 15 ha un ruolo importante nella decisione finale se il fumatore debba o uno sviluppare un tumore al polmone. Gli studiosi hanno calcolato che fumatori o ex amanti della sigaretta con questa predisposizione genetica hanno il 28% in più di sviluppare il cancro ai polmoni.Il rischio aumenta poi dell' 80% nei fumatori che possiedono due di queste varianti genetiche. "Questa ricerca ha dimostrato una certa dose di ereditarietà nello sviluppo del cancro ai polmoni e di che tipo di tumore si vada poi a formare, in ogni caso il fumo rimane il principale responsabile per la stragrande maggioranza dei casi", ha dichiarato il dottor Lesley Walker, direttore del centro informazioni del Cancer Research in Inghilterra che ha in parte finanziato la ricerca. "La cosa migliore che un fumatore può fare per ridurre il rischio è quello di smettere di fumare".
I risultati della ricerca sono pubblicati sulla rivista Cancer Research.

Passeggiare all' aria aperta, se c'è smog rischio tromboflebiti

Durante la bella stagione aumenta il desiderio di passeggiare all’aria aperta, è un'attività salutare purchè sia fatta lontano dai centri cittadini affollati da tubi di scappamento dei motori. È il suggerimento che nasce da una recente scoperta: la presenza nell’aria delle città di particelle pulviscolari, le cosiddette PM10, conseguenza dello smog soprattutto veicolare, è un fattore di rischio di danni venosi. Inoltre, com’è risaputo, è causa di gravi pericoli per l’apparato respiratorio. È stato un gruppo di studiosi capitanati dall’italiano Andrea Baccarelli, in servizio presso la prestigiosa Harvard Medical School di Boston, che ha recentemente pubblicato gli esiti di uno studio condotto sulla popolazione della Lombardia, a dimostrare come l’aumento dell’inquinamento atmosferico, ed in particolare del PM10, determina la crescita del rischio di sviluppare una trombosi a livello venoso.
La trombosi consiste nella occlusione del vaso ad opera di cellule del sangue, le piastrine, che aderendo fermamente fra di loro producono un vero e proprio “tappo” che blocca il flusso nel vaso. Il vaso occluso va incontro all’infiammazione della parete, la cosiddetta tromboflebite.
Prima di questo studio era stata dimostrata la correlazione tra inquinamento atmosferico e eventi cardiovascolari maggiori quali infarto del miocardio e ictus cerebrale. Per quanto questi eventi siano clinicamente più gravi, lo studio dimostra che l’aumento del rischio è maggiore per la trombosi venosa che per infarto ed ictus. Curiosamente, l’aumento del rischio di trombosi venosa è minore nelle donne, grazie alla attività protettrice degli ormoni femminili, della terapia anticoncezionale e ormonale sostitutiva. Questo studio ha prodotto accesi dibattiti clinici sui possibili meccanismi responsabili dell’aumento di trombosi. Resta il fatto però che quale che sia il meccanismo, l’esposizione ad elevate concentrazioni di PM10 deve essere inclusa tra i fattori di rischio per l’insorgenza di eventi vascolari trombotici.




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Che cos'è l'andropausa, una menopausa maschile?

L'Andropausa, un “male” misterioso di cui si sente sempre più spesso parlare per indicare la “fisiologica” riduzione di appetito sessuale e capacità riproduttivi degli uomini in età avanzata. Ma è davvero così? Che cos'è l'andropausa? Si può generalizzare questo termine per ogni uomo che abbia superato i 50 anni? Mancanza di energia, calo del desiderio sessuale, riduzione del tono dell’umore: sono soltanto alcuni dei sintomi che possono comparire in circa il 20% degli uomini con l’avanzare dell’età e con la riduzione degli ormoni sessuali. Mentre nelle donne intorno ai 50 anni la produzione ovarica di estrogeni si riduce nettamente, e quindi si può parlare di menopausa poiché il processo è piuttosto rapido e avviene nell’arco di alcuni mesi o di qualche anno, nell’uomo il calo della produzione di ormoni sessuali è molto più graduale e può determinarsi nell’arco di decine di anni. Si verificano progressivamente modificazioni a livello fisico e mentale che non sempre vengono rilevate o che comunque hanno conseguenze diverse da individuo a individuo. Il termine Andropausa, alludendo alla menopausa femminile, indica il possibile presentarsi nell’uomo di un declino della produzione gonadica di steroidi e della fertilità. Ma nell’uomo sano questo declino avverrebbe molto lentamente: è stato dimostrato come con l’avanzare dell’età la proporzione di uomini con livelli di testosterone ridotti rispetto ai range di normalità aumenti significativamente. Bassi livelli dell’ormone possono ritrovarsi in meno dell’1% degli uomini di circa 40 anni, ma le percentuali salgono a più del 20% e del 40% sopra i 60 e gli 80 anni rispettivamente. Ciononostante esistono differenze interindividuali: infatti spesso uomini di 70 anni possono ancora essere fertili e, sebbene sia più probabile riscontrare livelli inferiori di testosterone in uomini anziani rispetto ai più giovani, molti individui over-80 (circa il 55%) continuano ad avere valori dell’ormone relativamente normali.
Quindi i termini “menopausa maschile” o andropausa appaiono impropri: si preferisce parlare di Sindrome da carenza di androgeni nel maschio di età avanzata – detta anche con l’acronimo LOH (Late Onset Hypogonadism). Superati i 40 anni la produzione del testosterone si riduce. La sua azione non è limitata alla funzione riproduttiva, ma gioca un importante ruolo su molteplici organi e apparati; quindi un suo deficit può accompagnarsi ad un ampio corredo sintomatologico coinvolgente il sistema cardiocircolatorio, con vampate di calore, rossore al viso e sudorazione profusa; l’umore e la funzione cognitiva, con irritabilità, nervosismo, insonnia, sensazione di malessere generale, carenza di energia, scarsa concentrazione, deficit della memoria a breve termine, depressione, diminuzione dell’autostima; la sfera sessuale, con riduzione del desiderio e dell’attività sessuale, erezioni modeste o assenti, calo della potenza dell’eiaculazione, riduzione del volume dell’eiaculato. Si rilevano inoltre riduzione di massa e forza muscolari, perdita di capelli e di peli, obesità addominale. Altri effetti metabolici della carenza di androgeni sono rappresentati da riduzione del colesterolo HDL e aumento del colesterolo LDL, con conseguente aumento del rischio di patologie cardiovascolari, ed osteoporosi, con aumentato rischio di fratture. I sintomi, i segni e le conseguenze metaboliche della carenza di androgeni sono in gran parte reversibili e possono essere corretti con la terapia sostitutiva. La diagnosi di tale condizione può risultare a volte difficile data la poca specificità dei sintomi: in generale in presenza del corredo sintomatologico suddetto e di un calo del testosterone plasmatico in un uomo di età maggiore a 40 anni si può porre diagnosi di Ipogonadismo età-correlato (LOH). Quando la carenza di androgeni assume connotazioni importanti sul piano fisico ed emotivo e tende ad incidere in maniera significativamente negativa sulla sessualità maschile, e quindi sulla qualità della vita non solo dell’uomo ma anche della coppia, può essere utile un trattamento sostitutivo con testosterone, disponibile in capsule, gel e fiale per iniezione intramuscolare anche a rilascio prolungato (una iniezione ogni 3 mesi). In realtà però sarebbe opportuno considerare dei cambiamenti in toto dello stile di vita, oltre alla sola terapia sostitutiva; una corretta alimentazione, un buon controllo metabolico glicemico e lipidico, una costante attività fisica e l’astensione da fumo e alcolici rappresentano un menù fondamentale per un “sano trascorrere dell’età”!

Nuova scoperta: l'Aids si trasmette da mamma e figlio con il cibo premasticato

L'infezione da virus Hiv Aids si trasmette da un soggetto all' altro attraverso il cibo pre masticato, pratica usata dalle mamme o dai papà con il proprio figlio. Lo scrive "il times of India" riportando la scoperta effettuata dai ricercatori guidati dal dottor Aditya Gaur del St. Jude Children's Research Hospital.
Gli studiosi hanno accertato tre casi di passaggio dell' Aids attraverso il cibo pre masticato, tracce del virus sarebbero state presenti nel sangue della saliva di chi ha masticato il cibo prima di darlo al proprio bimbo.
Il caso più evidente che ha portato alla formulazione della scoperta è stato quello di una bambina di 9 mesi portata al St.Jude perchè positva al test Hiv. Il neonato
che alla nascita era sieronegativo, avrebbe contratto il virus proprio nel passaggio del cibo masticato dalla propria mamma sieropositiva. La donna non ha mai allattato il bimbo. Al piccolo non sono state effettuate trasfusioni di sangue, non ha subito violenze e non ha mai avuto ferite. I test genetici hanno alla fine rivelato che la figlia è stata infettata con lo stesso ceppo del virus HIV appartenente alla madre.
Indagando accuratamente sulle pratiche di alimentazione della piccola i ricercatori hanno scoperto che la mamma utilizzava in maniera costante la premasticazione.
"E' noto che dare ai propri neonati cibo precedentemente masticato favorisce la trasmissione di infezioni di streptococchi ed epatite B - dice il dottor Gaur - l'Hiv è stato trasmesso con la stessa metodologia, anche se prima della scoperta di questi casi non ne avevamo la prova".
I risultati dello studio sono stati pubblicati nella rivista Pediatrics.

Cos'è lo stalking, il comportamento ossessivo

Alcuni comportamenti come telefonate, “visite a sorpresa” e persino l’invio di fiori o regali, sono graditi segni di affetto che, tuttavia a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in grado di violare la privacy, giungendo addirittura a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado. In tali circostanze si parla di “stalking”, che letteralmente significa “fare la posta”, ma è liberamente tradotto con “sindrome delle molestie assillanti”. Consiste in quell’insieme di condotte vessatorie e persistenti nei confronti di una persona che si manifestano mediante pedinamenti, minacce, incessanti telefonate, incontri apparentemente casuali, ossessivo invio di lettere o sms, scritte sui muri e continue forme di provocazione (anche mediante violenza) in luoghi pubblici e privati. Si tratta di atti e di fatti che, valutati singolarmente ed estromessi dal contesto che li determina, possono apparire “stupidi ed insignifi canti”, ma che impediscono a chi ne è vittima ogni normale svolgimento della vita di relazione. A diventare “stalker” può essere una persona con cui si ha un qualche tipo di rapporto (familiare, amicale, professionale) o perfino uno sconosciuto incontrato anche solo per caso, magari per motivi di lavoro o conosciuto in palestra. Gli studi sulla personalità dello stalker hanno condotto ad un profi lo personologico e psicopatologico assai vario, dovuto all’eterogeneità dei comportamenti messi in atto nei confronti della vittima designata. I dati emersi in letteratura affermano che nella maggior parte dei casi gli stalker appartengono al sesso maschile, sono single, senza relazioni intime signifi cative in corso e con forti diffi coltà a gestire i rapporti interpersonali.
Nel 70% dei casi le vittime sono donne (dati dell’Osservatorio Nazionale sullo Stalking), ma a rischio sono anche coloro che svolgono professioni di aiuto, quali medici, infermieri, psicologi. La vittima, per quanto possa essere breve il periodo in cui viene perseguitata, rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite: in base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche fl ashback e veri e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress. In molti casi inoltre le vittime non denunciano questi comportamenti per paura che la situazione diventi ancora più insostenibile, tuttavia il primo passo per cercare di venirne fuori è trovare il coraggio di denunciare senza vergogna e senza imbarazzo.

Perchè l'obesità porta allo sviluppo del diabete di tipo 2

Gli scienziati hanno dimostrato perchè l'obesità è legata all'insorgenza del diabete di tipo 2. Si tratterebbe di una scoperta chiave utile per portare alla progettazione di un farmaco per prevenire la malattia. Un nuovo studio ha rivelato che le cellule di grasso rilasciano una proteina PEDF che fa sì che muscoli e fegato ignorino l'insulina, ciò fa scattare una catena di eventi e delle interazioni che portano allo sviluppo del diabete di tipo 2.
Il Prof. Matteo Watt della Monash University, che ha guidato il team, ha dichiarato: "quando la proteina Pedf viene rilasciata nel sangue rende meno sensibile i muscoli e il fegato all' insulina, a questo punto il pancreas produce più insulina per bilanciare questi effetti negativi - continua ancora il Prof. Watt - Questo rilascio fa sì che il pancreas sia sovraccarico di lavoro portando il paziente a sviluppare il diabete di tipo 2". L' equazione è che più grasso sviluppi una persona meno diventi sensibile all' insulina che è necessaria per mantenere un giusto livello di glucosio nel sangue. "I nostri studi mostrano che l'incremento della proteina PEDF porta al diabete di tipo 2, ma soprattutto che ,bloccando la proteina, il corpo torna ad essere sensibile all' insulina." Secondo gli scienziati, il fatto di aver identificato questo collegamento spiega le ragioni per cui l'obesità provoca l'insorgenza del diabete di tipo 2.
I risultati sono pubblicati nell'ultima edizione del Cell Metabolism da cui questo articolo è stato tratto.

Vitiligine, cosa fare e le terapie giuste

Dopo l’estate, ma anche in altri periodi dell'anno, c’è chi si trascina un fastidioso cambiamento della colorazione della pelle, messo in evidenza dall’abbronzatura. Si tratta della vitiligine, una malattia caratterizzata dalla comparsa sulla cute o sulle mucose di chiazze non pigmentate, ovvero di zone ove manca del tutto la fisiologica colorazione dovuta alla melanina, contenuta nei melanociti che resterebbero vitali ma metterebbero di produrre il pigmento. Le macchie hanno un colore decisamente bianco con margini ben delimitati e piuttosto scuri e la pelle delle zone colpite, a parte la mancanza di pigmento, è assolutamente normale.
Le parti “bianche” non abbronzandosi sono a rischio di eritemi o ustioni solari come la pelle di un neonato, per cui necessitano durante la stagione estiva di una totale protezione dai raggi ultravioletti. La causa della vitiligine è sconosciuta, anche
se si sospettano fattori autoimmuni e predisposizione genetica. Non sono noti i fattori scatenanti o favorenti anche se è stata documentata una incidenza maggiore tra componenti della stessa famiglia o a seguito di un evento stressante che da il via alla manifestazione primaria o alla sua recrudescenza.
Varie malattie di origine autoimmune possono associarsi alla vitiligine e le malattie tiroidee sono quelle più comunemente presenti in circa il 30 per cento dei casi. Va chiarito però che la cura della malattia associata migliora la vita dei pazienti ma non influisce affatto sull’andamento della vitiligine. E’ una malattia non contagiosa, né grave ai fini della salute, ma sicuramente complessi potrebbero essere i risvolti psicologici, per il senso di isolamento e depressione che a volte segue la comparsa delle macchie. Ciò è tanto più vero quanto la persona affetta da vitiligine si sente diversa dalle altre o addirittura rifiutata ed osservata per il problema estetico che le macchie generano. La lunga lista di terapie suggerite per la cura della vitiligine conferma la mancanza di un’unica opzione valida; si può sperimentare la PUVA-Terapia che consiste nell’assunzione di Psoraleni per via generale e successiva esposizione ai raggi UVA; l’uso di cortisonici locali; Psoraleni locali più luce solare. Si può approcciare anche chirurgicamente con un trapianto di cute pigmentata sulle chiazze di vitiligine; alcune volte i melanociti trasferiti ripigmentano le aree chiare. La terapia di prima scelta è oggi la Fototerapia UVB a banda stretta (lunghezza d’onda 311 nm.) perché i raggi luminosi di questa particolare banda ristretta sono più efficaci nello stimolare la melanogenesi e quindi la pigmentazione. Si fanno due o tre sedute settimanali e nel 70 per cento dei casi nei primi tre mesi si nota la comparsa di piccoli puntini di pigmentazione all’interno delle chiazze che possono richiedere anche più di un anno di terapia per la completa guarigione.

Che cos'è una vulvo vaginite, irritazione della vagina

A tutte le donne, almeno una volta nella vita, e capitato ai soffrire di fastidiosi pruriti o bruciori a livello vulvo vaginale associati o meno a secrezioni e/o odore sgradevole, possono trattarsi di :
VULVOVAGINITI BATTERICHE: spesso si tratta di batteri presenti nell'intestino che, data la stretta vicinarla anatomica tra ano ed ingresso vaginale nelle donne, a seguito di disturbi intestinali (stipsi odiarrea), non corretta igiene personale, rapporti sessuali non protetti, possono colonizzare la vagina; altre forme batteriche possono essere trasmesse sempre attraverso rapporti sessuali o anche frequentazione dì luoghi pubblici (palestre, piscine, ecc.). I sintomi sono caratterizzati prevalentemente da bruciori, arrossamento e secrezioni bianco giallastre più o meno abbondanti. Esistono poi delle forme il cui unico sintomo è caratterizzato da perdite vaginali con odore sgradevole, tipo pesce marcio, che spesso si accentua dopo un rapporto sessuale.

VULVOVAGINITI MICOTICHE: la forma più comune è la classica Candida. Anche in questo caso il passaggio a livello vaginale è spesso favorito dalla presenza di disturbi intestinali, da alterazioni nella dieta, con una maggior assunzione di zuccheri e lieviti, oppure come conseguenza di una terapia antibiotica. I sintomi sono caratterizzati da prurito intenso, forte arrossamento e, ma non sempre, secrezioni bianche dense "ricottose".

VULVOVAGINITI VIRALI: le due forme più frequenti sono quella da Herpes, caratterizzata dalla comparsa di piccole vescicole a grappolo che rompendosi danno un bruciore e dolore intenso, e quella da HPV, nota comunemente con il termine di verruche genitali o condilomi che necessitano di un trattamento particolare, a volte di tipo chirurgico.

VULVOVAGINITI ASPECIFICHE: comunemente dette da irritazione, conseguenti al contatto con detergenti intimi troppo aggressivi, indumenti stretti, colorati o allergizzanti, contatto con il lattice del preservativo o con la plastica degli assorbenti. La diagnosi viene fatta con la vista ginecologica, con l'ausilio del Pap-test o di tamponi vaginali, con la risposta dei quali viene prescritta la terapia a base di specifiche creme, lavande, ovuli vaginali e/o preparati per bocca.

I polipi uterini ostacolo alla maternità?

I polipi uterini o polipi dell' utero sono delle neoformazioni che si sviluppano dalla mucosa endouterina (il rivestimento interno dell'utero) e crescono fino a raggiungere dimensioni che vanno da quelle di un chicco di riso a quelle di una nocciola.
La loro localizzazione può essere all'interno dell'utero, in corrispondenza del fondo o di una delle pareti, oppure a livello del canale cervicale e, se provvisti di un peduncolo più o meno lungo, arrivare a sporgere a livello dell'orifizio uterino esterno. Solitamente non danno sintomi e vengono riscontrati casualmente durante una visita ginecologica o durante l'esecuzione di un'ecografia pelvica.Altre volte invece si manifestano con piccole perdite di sangue tra una mestruazione e l'altra, conseguente al loro ripetuto traumatismo, ad esempio successivo ai rapporti sessuali.In base alle loro dimensioni ed alla loro localizzazione, nelle donne in età fertile, possono creare difficoltà nel concepimento in quanto ostacolerebbero l'impianto dell'embrione oppure, se situati in corrispondenza di un ingresso tubarico, impedirebbero l'incontro tra lo spermatozoo e la cellula uovo.La diagnosi deve essere confermata mediante un'isteroscopia, ossia l'introduzione di una piccola telecamera all'interno dell'utero per confermare la presenza del polipo, valutarne le dimensioni e la sede di impianto. La terapia è chirurgica: il polipo va rimosso e ne va eseguito l'esame istologico, per ripristinare l'eventuale infertilità associata e per escludere la possibilità, seppur rara, della presenza di cellule maligne nel suo contesto.

Rifare i denti all' estero vale la pena?

Andare all'estero per curarsi i denti non è una novità, ma ora sembra essere tornato di moda. Complice forse la crisi che costringe a risparmiare, molti pazienti si affidano nuovamente alle cure di odontoiatri e dentisti di Ungheria, Croazia, Romania e Moldavia senza dimenticare la Serbia, dove a Belgrado molti dottori parlano anche italiano. L'ordine dei medici di Padova lancia l'allarme, ma loro ovviamente sono di parte: "Nel progredito nord est - accusa l'Ordine dei medici di Padova in una nota - è sempre più diffusa la moda del turismo odontoiatrico, che tuttavia il più delle volte riserva brutte sorprese".
Le sorprese ci possono sicuramente essere, a cominciare dall' esborso economico, più leggero anche del 50%, che se sommato a spese di viaggio e soggiorno resta comunque vantaggioso. Qualche esempio: per una semplice estrazione del dente o per un'otturazione in Ungheria si parte da 50 euro, mentre una corona in ceramica e oro costa 280 euro. Se avete bisogno di una dentiera acrilica si pagano 400 euro e allo stesso prezzo si fa uno sbiancamento dei denti. Per interventi così semplici di certo non vale la pena, ma i dentisti
ungheresi dicono che sono 50mila gli italiani che si recano ogni anno nel loro paese per curarsi i denti. Per un preventivo i pazienti italiani possono inviare una radiografia ed avere così un'idea della spesa da affrontare ma l'ordine dei medici di Padova mette ancora in guardia:"saranno necessarie visite di controllo successive quindi il paziente dovrà affrontare altre
spese per tornare sul posto, per non parlare poi del lavoro fatto sui denti. Nella gran parte dei casi è da rifare ex novo o da risistemare in modo radicale. Spesso al paziente che ha deciso di recarsi all'estero sono stati compromessi denti che prima erano sani, e l'odontoiatra di fiducia si trova nella difficile situazione di scegliere insieme al paziente se rifare completamente il lavoro o adattarlo al meglio possibile, compromettendone però la durata nel tempo. Vien da chiedersi allora se il gioco ne è valso veramente la candela".

Il futuro delle cellule staminali

Quando il Presidente Obama ha riavviato la ricerca USA sulle cellule staminali, non ha promesso la cura per tutte le malattie. Ha detto, con una consapevolezza superiore a quella di molti politici e scienziati, che "la completa potenzialità della ricerca sulle staminali resta sconosciuta e non deve essere esagerata e studiarle significa avere la possibilità di fare un salto di qualità sulle conoscenze e forse un giorno, forse non durante la nostra vita o nemmeno durante quella dei nostri figli, altri potranno beneficiarne".
La ricerca sulle staminali embrionali inizia nel 1998, quando J. Thomson le isola per la prima volta. Allora come oggi, sono prelevate dai "blastocisti", già destinati alla distruzione in quanto residuo soprannumero della fertilizzazione in vitro. Queste cellule contengono tutti quei formidabili segreti che le portano a generare gli oltre 250 tipi di cellule specializzate del corpo umano. Sanno formare tutte le nostre cellule mature, in quanto pluripotenti, ma non sono in grado di formare un vero organismo. In pratica con esse si vuole capire come si generano e degenerano i nostri tessuti, magari per contrastare in un futuro imprecisato alcune malattie. Importante è capire chi controlla i "controllori" del nostro corpo, i meccanismi ancora segreti che determinano la nascita, la proliferazione e la morte delle nostre cellule. Anche in Italia queste cellule totipotenti sono oggetto di studi da gruppi di scienziati.
I più importanti centri di ricerca sono il Laboratorio di Embriologia Medica dell'Università di Milano (dove ottengono ovociti stimolando chimicamente gli ovociti scartati in sede di fecondazione assistita), il Laboratorio di Biologia delle cellule staminali e Farmacologia delle malattie neurodegenerative sempre dell'Università di Milano (dove studiano l'evoluzione del gene che ha causato la Corea di Huntington), il Centro Universitario di Medicina Molecolare e Biofìsica applicata di Firenze (dove studiano le embrionali che contraendosi permettono al cuore di assolvere alla sua funzione vitale di pompa del sangue) e il Laboratorio del Prof. Condorelli presso Università la Sapienza Roma (dove si cerca un nuovo metodo per trasformare le staminali embrionali in cellule cardiache).Non sappiamo cosa ci riserva il futuro. Sappiamo però che la ricerca sulle cellule staminali embrionali, dopo oltre un decennio di studi, è oggi ad un passo da traguardi importantissimi in biologia molecolare e nella genetica di base.

Fare sport con il Nintendo Wii, sostituisce quello vero?

Un nuovo modo di fare attività fisica, magari in compagnia di amici e familiari da coinvolgere in interessanti sfide, il tutto standosene tranquillamente in casa. Stiamo parlando dei moderni giochi interattivi consolle Wii che oggi consentono a chiunque di praticare ogni tipo di sport senza bisogno di grandi sforzi o attrezzature sportive particolari. Resta da capire se lo sport praticato in maniera virtuale attraverso la Nintendo Wii possa essere paragonato a quello reale. Sicuramente non sarà esattamente come andare in palestra, ma di certo non lo si può accusare di contribuire all’accumulo di ciccia, come succedeva per i videogiochi tradizionali che obbligavano i giocatori a passare molte ore seduti (ritenuti tra le cause principali della diffusione epidemica dell’obesità specialmente tra i bambini).
C’è però un lato curioso che sta emergendo negli ultimi tempi ed è in crescita esponenziale, parallelamente alla diffusione di video giochi sportivi per consolle: l’infortunio.
Rotture dei legamenti del ginocchio, lussazione della spalla... etc. sono eventi tutt’altro che rari che trascinano ogni giorno decine di persone ai pronto soccorso degli ospedali. Ebbene sì: è in aumento il numero dei ricoveri dovuti ad un elevato utilizzo della Nintendo Wii. L’aspetto curioso della questione è che ad essere colpiti da questi traumi non sono solo ragazzi ma
spesso e volentieri adulti di una certa età. La nostra impressione è che l’età media degli appassionati dei videogiochi di ultima generazione sia più alta di quella dei vecchi e probabilmente la possibilità di praticare in modo virtuale sport altrimenti difficili per chi non ha mai fatto almeno un corso base, ha influito su questo incremento di traumi. Gli sport maggiormente incriminati sono la corsa (soggetti a rischio sono quelli che presentano lassità legamentosa e possono andare incontro a infiammazione e/o distorsione del ginocchio) e il tennis in particolare che richiede torsioni improvvise e violente. I consigli del medico sportivo?
1. Non improvvisarsi sportivi da un giorno all’altro.
2. Rispettare la buona norma del riscaldamento anche in chi decide di fare sport virtuale.
Ed infine la consolle Wii stessa provvederà a porre rimedio a tali problematiche. Infatti l’ultima novità che gli appassionati conosceranno senz’altro è Wii Fit, per fare esercizi fisici e perfino Yoga con tanto di Personal Trainer. Cosa volere di più?

Come combattere il disturbo del sonno

Il disturbo del sonno è in aumento, dilaga tra gli ultrasessantenni e colpisce maggiormente il sesso femminile. L'insonnia si classifica in tre tipi: iniziale, prevede difficoltà ad addormentarsi; centrale, caratterizzata da continui risvegli; terminale, sottoforma di precoce risveglio mattutino. Ogni tipo può presentarsi in modo sporadico ed essere quindi un disturbo occasionale, dovuto a un particolare momento di stress; cronico, cioè persistente nel tempo, con consequenziali gravi danni al benessere del malato. Infine, riconduciamo il disturbo del sonno a due altre categorie, considerandone le cause. L'insonnia primaria, di cui non riconosciamo le cause; la secondaria, i cui fattori scatenanti, di tipo sia fisico che psichico, sono facilmente individuabili. Medicina naturale o farmacologia, prima di fare passi falsi è bene consultare il proprio medico. Ciò che proponiamo di seguito è un vademecum di regole d'oro per evitare errori e cattive abitudini che possono inibire il dormire bene.

1) Non cercate di risolvere il problema con il fai da te: autoprescriversi dei sonniferi non risolve il problema.
2) A cena evitate il consumo di carne. Preferite un pasto vegetariano, ricco di amidi. Pasta, riso e banane sono alimenti contenenti un precursore della serotonina che induce al sonno.
3) Effetto sedante anche per un bicchiere di latte caldo subito prima di coricarsi.
4) Evitate di compiere attività eccitanti prima di andare a letto. È bene, invece, fare attività fisica regolarmente, specie nel pomeriggio.
5) Seguite un corso di rilassamento, dal training autogeno allo yoga, che allevi le tensioni muscolari.
6) Eliminate gli alimenti contenti caffeina.
7) Non vi appisolate durante il giorno.
8) Andate a letto solo se assonnati, possibilmente in una camera silenziosa, che vi faccia sentire protetti.
9) Cercate di coricarvi e alzarvi sempre alla stessa ora, indipendentemente da quanto avete dormito durante la notte. Nove semplici consigli da seguire per evitare stanchezza, malumore e cefalee. La fase di sonno è importante quanto quella di veglia. Riposare vuol dire ricaricare le batterie per affrontare la giornata pieni di energia. Buonanotte!

La dieta per l'abbronzatura

Esiste una dieta che facilita l'abbronzatura? Può il cibo che ingeriamo aiutarci ad affrontare meglio l'esposizione al sole? Andiamo per gradi. Cominciamo a dire che la nostra pelle ha bisogno di qualche giorno per attivare i propri meccanismi di protezione e non è quindi in grado di difendersi dai potenziali danni causati da parecchie ore di sole concentrate, per esempio in un week end. Perciò per prima cosa non abusare con il sole e fare attenzione. Sono in particolare i soggetti con fototipo chiaro (I-II) quelli che tendono a scottarsi facilmente; ma anche i fototipi più scuri (III e IV) richiedono grande attenzione dopo la stagione invernale. Oltre alla scelta della crema solare più opportuna, è necessario considerare un altro importante elemento. Una giornata serena e ventilata può essere
molto più invitante a esporsi rispetto a una afosa, ma proprio per questo comporta un rischio più elevato di scottature. Particolare attenzione meritano sempre i bambini.
Ora diamo un'occhiata al cibo a cui si riserva poca cura. In realtà per una tintarella doc, l'aiuto che ci può dare una corretta alimentazione è fondamentale. Coadiuvanti nella dieta per l' abbronzatura sono in particolar modo la frutta e la verdura. Per chi vuole un po' approfondire l'argomento, precisiamo che il top salutistico del periodo è la vitamina A: serve a combattere l’afa. E nello stesso tempo aiuta l’abbronzatura, perchè difende l’organismo dai raggi solari e favorisce la produzione nell’epidermide del pigmento melanina, quello che dona la classica tintarella alla pelle. Il primo posto è conquistato indiscutibilmente dalle carote: contengono ben 1200 microgrammi di Vitamina A o quantità equivalenti di caroteni, ogni 100 grammi. E antiossidanti naturali sono le vitamine A, C ed E, presenti in abbondanza tra frutta e verdura in genere. La Coldiretti ha stilato la eco-classifica top ten dei cibi in una potenziale dieta per l'abbronzatura che fa star bene e “abbronza”, in base al contenuto in vitamina A dei diversi alimenti. Per quanto riguarda l'abbronzatura tra mare, lago, piscina, fiumi, ribadiamo i sempreverdi suggerimenti relativi alla prudenza: non troppe ore di sole, evitare i momenti della giornata più caldi, idratarsi frequentemente. Oltre alle precauzioni da adottare, tra cui creme protettive e protezioni per la vista. Nella lista stilata dalla Coldiretti - risulta essenziale consumare frutta e verdura fresca, fonti naturali di vitamine, sali minerali e liquidi preziosi. Per l'efficienza del metabolismo, nonchè per combattere i radicali liberi, conseguenti all'esposizione solare.

Ecco la top-ten per una salutare eco-tintarella

Vitamina A (*)
1. Carote 1200; 2. Spinaci e radicchi 500-600; 3. Albicocche 350-500; 4. Cicorie e lattughe 220-260; 5. Meloni gialli 200; 6. Sedano 200; 7. Peperoni 100-150; 8. Pomodori 50-100; 9. Pesche 100; 10. Cocomeri e ciliegie 20-40
(*) in microgrammi di Vitamina A o in quantità equivalenti di caroteni per 100 grammi Fonte: Elaborazioni Coldiretti

A San Marino record di longevità degli uomini nel mondo

Il paese dove si vive piu' a lungo? Nessuno se lo aspetterebbe: sarà per la qualità dell'aria, per la vicinanza del mare che non è poi troppo lontano, ma a San Marino gli uomini vivono mediamente fino ad 81 anni. La speranza di vita piu' alta del mondo è detenuta proprio dalla piccola Repubblica, mentre le donne piu' longeve si trovano in Giappone con una media di 86 anni. Sono le statistiche globali dell'Organizazione mondiale della sanità riferite ai dati del 2007. San Marino strappa il primo posto ad un altro piccolo stato, quello di Andorra. L'Italia si classifica in buona posizione, a ridosso dei primi dieci, con una speranza di vita di 79 anni per gli uomni e di 84 anni per le donne. In fondo alla classifica ci sono per la maggiorparte paesi dell' Africa sub sahariana come la Sierra Leone (39 per gli uomini e 43 per le donne) oppure l' Afghanistan (41 anni per gli uomini e 42 per le donne) .

La dieta migliore esiste?

Ci sono le diete che resistono da 40 anni come la Atkins e quelle più recenti: dello yogurt, delle banane, del pompelmo. Qui vogliamo riassumere tutte le diete più famose con i pregi ed i difetti e capire se la migliore dieta esiste

DIETA A ZONA: Inventata da Barry Sears, si basa sull' equilibrio tra cibo e ormoni, in particolare gli eicosanoidi. Obiettivo, usare gli alimenti come farmaci pre promuovere la produzione di eicosanoidi buoni.
DIFETTI:fortemente sbilanciata nel contenuto proteico e privativa nei carboidrati. Inoltre propone abbinamenti arditissimi (emmental + crème caramel come prima colazione).

DIETA DELLO YOGURT: altra dieta monoalimento, a base di yogurt magri, con decisa riduzione delle calorie utili per il fabbisogno energetico. Usata come dieta "last minute".
DIFETTI:impossibile mantenere per più di pochi giorni. Con lo stesso principio di potrebbe inventare un numero infinito di diete dimagranti, da quella della salsiccia a quella dello zabaione.

DIETA DEL MINESTRONE: a ogni pasto si mangia un solo tipo di alimento: verdure e minestrone. Ideata da un cardiochirurgo americano per obesi cardiopatici, per forzare la diuresi.
DIFETTI:è una dieta monotematica, centrata su un unico tipo di alimento. Insieme ai chili si perdono potassio, sodio, calcio, magnesio e anche energia.

DIETA DISSOCIATA: ha il suo fondamento nella regola di non associare carboidrati e proteine nello stesso pasto perchè questi alimenti verrebbero digeriti con meccanismi in conflitto.
DIFETTI: il presupposto di base è errato perchè l'organismo ha bisogno di ricevere sinergicamente tutti i tipi di nutrienti per usarli al meglio.

DIETA A PUNTI: assegna un punteggio per ogni cibo: si ha a disposizione un certo numero di punti al giorno. I cibi con punteggio basso sono quello che hanno il via libera.
DIFETTI:è una tipica dieta con un alto tasso di proteine e pochi carboidrati, quindi grondante grassi. Una curiosità: olio, strutto e capitone hanno stranamente un punteggio basso.

DIETA MONTIGNAC: dieta a indice glicemico. E' uno dei tanti metodi basati sulla riduzione di carboidrati, con molti cibi da eliminare (quelli oltre l'indice glicemico di 50)
DIFETTI:Michel Montignac (che non era un medico) affermava che non esiste legame tra obesità e calorie. Falso. Inoltre è una dieta difficilmente applicabile perchè l'indice glicemico viene modificato dall' assunzione di altri cibi e dai metodi di cottura.

DIETA CRUDISTA: a base di prodotti crudi, nel presupposto che con la cottura si perdano proteine, vitamine e minerali. Niente carne, in quanto alimento "morto" e privo di energia.
DIFETTI:come tutte le diete estremizzate può essere dannosa. Non è semplice coprire il fabbisogno proteico (50-60 grammi al giorno). Limita eccessivamente i carboidrati complessi. E troppa fibra può aggravare l'irritabilità dell' intestino.

DIETA ATKINS: lanciata negli anni 70 da un cardiologo, è a bassissimo tenore di carboidrati. No a pane, pasta, riso e cereali, via libera alla carne.
DIFETTI:è la regina delle diete sbilanciate. Porta a un eccesso di proteine di origine animale (e di grassi) e a una quantità scarsa di frutta e verdura (il dottor Atkins al momento del suo successo era obeso).

DIETA SCARSDALE: ideata a fine anni 70, punta anch'essa sulle proteine (34% carboidrati, 43% proteine e 22% grassi). Le calorie giornaliere sono comprese tra 850 e 1000 kcal.
DIFETTI: serviva per dimagrimenti drastici in soggetti cardiopratici. Nelle persone sane è rischiosa per la salute: compromette gli equilibri metabolici dell' organismo e può alterare quelli psichici.

Latte e cereali per gli sportivi sono meglio dei beveroni energetici

Buone notizie in arrivo per il portafoglio degli sportivi. Per farsi in casa i drink energetici, i famosi beveroni per reintegrare le energie perse, basta utilizzare latte e cereali. Lo ha stabilito una ricerca statunitense effettuata dall' Università di Austin in Texas e pubblicata su 'International Society of Sports Nutrition'.
Latte e cereali, infatti, sono in grado di ricostituire la riserva di glicogeno e favorire la sintesi proteica. La scoperta è arrivata dopo aver realizzato due biopsie muscolari: una appena dopo l'attività fisica e una 60 minuti dopo la dieta latte e cereali.
La ricostituzione dell'energia muscolare, inoltre, è immediata come ha dimostrato l'esperienza su 12 ciclisti sottoposti ad un moderato sforzo in una pedalata di due ore. Il latte costituisce una fonte di proteine di alta qualità facilmente digeribile e può promuovere la sintesi proteica e adattamenti all’esercizio. Questo lo rende un interessante rimedio alternativo casalingo per recuperare» suggerisce il fisiologo Lynne Kammer che ha partecipato all' esperimento e che sottolinea come il latte e i cerali siano, tra gli altri, un'opzione meno costosa delle bevande sportive.

Allergie da acaro in aumento, vaccinarsi!

L'acaro, il famigerato responsabile delle allergie, compie 50 anni. E' passato infatti mezzo secolo dalla sua scoperta. Oggi a Roma si è tornato a parlare di allergie in un convegno di allergologi italiani nel corso del quale è stata effettuata anche una videoconferenza dal Corpus Life Sciences Museum di Leiden, in Olanda, ospite Frits Spieksma, lo scienziato che ha contribuito alla scoperta dell'acaro. Circa il 30% degli europei soffre di allergie e questa percentuale è destinata a crescere, le stime parlano del 50% entro il 2015. In Italia a soffrire di questa patologia sono il 20% circa delle persone, di queste il 40% provocate dall' acaro, grande un terzo di millimetro che si infila ovunque nelle nostre case e nell'aria e che si nutre di pelle, unghie, peli.
All'inizio l'allergia si manifesta con una reazione a livello cutaneo come una dermatite, ma può poi passare all'apparato respiratorio causando riniti e ostruzioni nasali che possono peggiorare in asma allergico anche grave. «Per evitare questo peggioramento - ha dichiarato Valerio Di Rienzo, presidente dell'Associazione italiana specialisti allergologi e immunologi clinici - bisogna vaccinarsi somministrando basse dosi di allergeni per sviluppare una iposensibilizzazione che evita l'aggravarsi dei sintomi». La vaccinazione consentirebbe anche di contenere i costi di ospedalizzazione, cura e perdita di giornate lavorative. Si calcola che in Italia il costo complessivo delle allergie è di 2,5 miliardi di euro, il costo medio per paziente al giorno è di 750 euro fino ad un massimo di 4mila euro nei casi più gravi.

L'attività fisica serve? Sì, regala 2 anni di vita in più.

Che la strada del benessere passa attraverso l'attività fisica si sa. Ma quanto? In che misura si migliorano i parametri vitali, combattendo le patologie e contrastando l'invecchiamento? Lo ha calcolato l' IHRSA (International Health & Raquet Sport Association) con 50 studi condotti in tutto il mondo su vasti campioni di popolazione. Il risultato è riassunto nella ricerca The Healing power of exercise, i cui numeri sono sorprendenti. A cominciare dall' aspettativa di vita che, grazie all' esercizio fisico, aumenterebbe di 1-2 anni, mentre diminuirebbe il tasso di mortalità per patologie come quelle oncologiche, come indica una ricerca condotta per 9 anni su un campione di 8 mila uomini di età media regolarmente allenati.L'attività fisica, anche una camminata settimanale di 2 ore, contrasta le patologie cardiovascolari, riducendo il rischio dal 14 al 52% nella popolazione femminile e del 21% in quella maschile. Naturalmente, per una popolazione che invecchia sempre più l'esercizio fisico è fondamentale anche per vivere meglio contrastando i danni dell' età. Conservare l'elasticità muscolare e delle articolazioni con il movimento fisico ridurrebbe del 10% la probabilità di sviluppare handicap funzionali legati all' artrite e contrasterebbe le malattie neurovegetative.

Per dimagrire la dieta delle banane

Qualche mese fa anche in Italia era di moda seguire la dieta delle banane. Un menu tramontato subito che però almeno in parte funzionava. Ecco perchè: la regola base era di mangiare subito appena alzati due o tre banane e bere un bel bicchiere di acqua, obbligando quindi a fare una prima colazione con un cibo (la frutta) a basso indice glicemico. La seconda norma era quella di mangiare liberamente a pranzo, ma evitando accuratamente qualsiasi dolce dalle ore 15 in avanti. Questa scelta eliminava l'uso di zucchero proprio nel periodo del giorno (pomeriggio e sera) in cui il nostro organismo tende inesorabilmente a trasformarlo in grasso. L'ultimo consiglio, dormire almeno 8 ore per notte, ricalcava una profonda verità. Perchè un buon riposo è uno stimolo allo scioglimento dei grassi che invece si perde con le notti insonni.

Giornata mondiale contro la pressione arteriosa, misuriamoci la pressione gratuitamente in tutta Italia

Domenica 17 maggio 2009 si svolgerà in tutto il mondo la V Giornata Mondiale contro l'Ipertensione Arteriosa.
La SIIA (Società Italiana Ipertensione Arteriosa) promuoverà l'evento in Italia, con il Patrocinato del Presidente della Repubblica ed i Patrocini del Consiglio dei Ministri e del Mistrero della Salute, attraverso varie iniziative. Scopo primario dell'iniziativa è quello informare e sensibilizzare i cittadini sul tema (sono circa 15 milioni le persone che soffrono di ipertensione, circa il 30% della popolazione). In numerosi capoluoghi di provincia e in altre località minori, con il supporto della Croce Rossa, verranno allestite delle postazioni per offrire alla popolazione l'opportunità di un controllo gratuito della pressione arteriosa, e nelle stesse sedi sarà anche possibile inviare il materiale divulgativo che la SIIA ha appositamente realizzato. La stessa opportunità verrà offerta all'interno di numerosi Centri Ospedalieri e in ben 17.000 farmacie (grazie al supporto della FOFI - Federazione Ordini Farmacisti Italiani - e di Federfarma), che aderiranno all'iniziativa per tutta la settimana antecedente alla Giornata del 17.

Copritevi la bocca quando tossite, producete 20mila virus

In questi tempi di nuovi virus coprirsi la bocca quando si tossisce è buona cosa. Julian Tang del policlinico universitario nazionale di Singapore, Divisione di Microbiologia, ha calcolato che con un solo colpo di tosse si possono disperdere per l'aria circa 20mila virus. La trasmissione avviene tramite le 3mila micro gocce che si producono tossendo. «Considerando che ogni piccola gocciolina ha un diametro di dimensioni pari a 1-5 micrometri (un micron è un milionesimo di metro) e quindi capace di contenere diversi virus, e considerando che in media le goccioline rilasciate con un colpo di tosse sono ben 3000, significa che il numero di virus influenzali che possono essere liberati da un colpo di tosse può variare da un minimo di 195 a un massimo di 19.500», ha detto un meticoloso Tang all'agenzia Reuters. Poichè queste particelle restano sospese a lungo nell'aria ad altezza naso, è facile che si facciano veicolo di infezione, anche se è difficile calcolare quale sia la dose infettiva necessaria per i virus influenzali, dipende dalle condizioni di salute e immunitarie della persona che capita a tiro di tosse o starnuto. Certo è, ha concluso, che soprattutto ora, in presenza di un nuovo virus, l'accortezza di coprirsi la bocca con la mano o con un fazzoletto non andrebbe trascurata.

50% in più di rischio tumore per chi usa le lampade solari anche solo una volta la mese

La scure della crisi incombe ancora su tantissime persone che cercano di far quadrare il bilancio tagliando sulle spese. Il 34% degli inglesi ad esempio, secondo un sondaggio di Cancer Research, rinuncerà alle vacanze al mare, ma si rifarà con le lampade abbronzanti e le docce solari artificiali. Proprio per questo i ricercatori lanciano l'allarme legato al sole artificiale: le lampade aumentano l'incidenza di tumori alla pelle del 50%, basta anche una lampada al mese per incrementare il rischio. Ma i britannici sembrano essere sordi ai richiami.
Il 29% degli intervistati si dice deluso dalla possibilità di non poter mostrare l'abbronzatura nei mesi estivi, il 46% afferma che la tintarella dona un aspetto sano e il 22% si sente più attraente con la pelle più scura. «Usare le lampade abbronzanti - spiega Katy Scammel, del Cancer Research, sul sito della Bbc - può sembrare un'opzione economica e rapida per non rinunciare alla tintarella, nonostante le vacanze siano andate all'aria. Ma fate attenzione: è un processo che dura solo pochissimi minuti, ma può creare danni per una vita intera». Il Cancer Research sottolinea che vi sono alcuni lettini abbronzanti che emettono raggi ultravioletti 15 volte più potenti di quelli che assorbiremmo stendendoci al sole anelle ore più calde. «E non c'è solo il pericolo di sviluppare il cancro della pelle - ricorda Scammel agli irriducibili della tintarella - ma anche rughe, piaghe e un invecchiamento precoce dell'epidermide».
Avete presente un foglio di giornale rimasto sotto al sole per un po' di tempo? Quella potrebbe essere la fine della vostra pelle.

Esplodono le vendite degli integratori alimentari in farmacia e al supermercato

Esplodono le vendite di integratori alimentari. Nel 2009 il numero delle confezioni vendute toccherà quota 120 milioni per un fatturato totale di 1453 milioni di euro. Un gran business su cui stanno puntando gli occhi tutte le case farmaceutiche. Una fetta di ricavi che fa gola anche ai supermercati che grazie al richiamo del banco di parafarmacia possono proporre anche gli integratori.
La crescita, solo nel canale delle farmacie (dati Federsalus, federazione dei produttori di prodotti salutistici, rilevati da Nielsen), è dell'8,7% su base annuale, mentre nelle parafarmacie le vendite sono raddoppiate passando dal 3.6 al 7%. Le farmacie restano comunque in testa come canale preferenziale di acquisto ,85,4% del valore totale, gli italiani comprano soprattutto fermenti lattici (+6,3%), multivitaminici (in leggera flessione), dimagranti (+5,2%), ma anche integratori salini, quest'ultimi in salita del 94,8%. Quinto posto per gli integratori per capelli (+4,2%). Nella grande distribuzione (che rappresenta il 7,5% del valore totale del mercato) invece i prodotti più richiesti sono dimagranti (+0,6%), integratori sportivi (al secondo posto malgrado un decremento del 2,9%), ginseng e pappa reale (-7,3%), multivitaminici e lassativi (rispettivamente +7,8% e +12,7%). In generale gli integratori hanno conquistato sempre di più la fiducia dei consumatori fino a convincere 1 italiano su 3. Il consumo coinvolge il 32% della popolazione e non è una moda passeggera. Il 62,1% del campione dichiara, infatti, di utilizzare integratori da oltre due anni, il 45,6% afferma di assumerli occasionalmente, mentre il 18,1% utilizza questi prodotti regolarmente durante tutto l'anno. Circa due terzi degli utilizzatori sono donne (66,1%) con un livello di istruzione medio-alta (51,7%). A consigliare nell'acquisto dei prodotti è principalmente il proprio medico (51,7%) o il farmacista (7,5%).

Psoriasi: la fototerapia ora si può fare anche a casa

Buone notizie per chi è affetto da Psoriasi. Le sedute di fototerapia a base di raggi Uvb che un ammalato deve fare almeno tre volte a settimana in ospedale possono essere effettuate a casa. Lo afferma uno studio la rivista British Medical Journal in base ad uno studio olandese condotto su 200 pazienti. Chi è affetto da psoriasi in genere deve effettuare tre sessioni nell' arco di 7 giorni per un periodo che dura circa due mesi o poco piu'. Di solito la cura con la luce a raggi uvb funziona attenuando l'ipereattività della pelle, e viene somministrata in ospedale perchè si ritiene che la versione domestica sia meno efficace e comporti più rischi per i malati. Nella ricerca olandese alcuni pazienti con psoriasi, selezionati in 14 unità di dermatologia, sono stati assegnati a un identico trattamento in casa o in ospedale. Così i ricercatori hanno potuto osservare che la fototerapia a domicilio è equivalente a quella ospedaliera, sia in termini di sicurezza che di efficacia. Inoltre i pazienti curati in casa era decisamente più soddisfatti. Insomma, Mayke Koek dell'Utrecht University Medical Centre non ha dubbi: «Sapevamo che molti dermatologi non erano convinti della sicurezza e dell'efficacia di questo trattamento eseguito in casa. Ma il nostro studio - conclude - dimostra che è ugualmente sicuro. E, soprattutto, che i pazienti sono molto più soddisfatti».

Dieta per la tiroide, attenzione ai carboidrati

Una recente ricerca brasiliana pubblicata sulla rivista scientifica Neuroimmunomodulation, ha precisato che l'attività della della tiroide può essere fortemente influenzata dalla produzione di leptina e, quindi, dalla dieta che si adotta. Nel 1994, infatti, è stato scoperto che la leptina, un ormone prodotto dalle cellule del tessuto grasso in risposta all'assunzione alimentare, regola il consumo di energia e l'appetito. Successivamente sono state evidenziate altre sostanze prodotte dall' adipe (si chiamano adipochine), anch'esse regolate dalla qualità e dalla composizione di un pasto, e che possono scatenare tutta una serie di reazioni nell'organismo. Per esempio, con una dieta ipocalorica, mettiamo la tiroide sotto stress e facilitiamo l'ingrassamento; mangiando solo carboidrati, senza proteine e fibre, questa ghiandola modifica in parte la sua funzione e così via. E' per questo che chi è in sovrappeso e ha problemi di tiroide deve fare attenzione alla sua dieta, che sia composta dal giusto mix di sostanze nutritive, così dimagrirà e aiuterà la tiroide a funzionare meglio. Vista la crescita dei disturbi alla tiroide, avere a disposizione una terapia in più, semplice e gratuita come la dieta per la tiroide è una bella notizia.

I pediatri in testa nella classifica dei "meno umani" verso i pazienti

Nell'ideale classifica stilata dai cittadini i pediatri risultano essere i medici a cui si chiede più "umanità". E' quello che emerge dalla curiosa indagine "I cittadini al primo posto. Per una sanità più umana ed accessibile", il rapporto tra cittadini e il servizio sanitario effettuato dal Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, basato quest'anno su oltre 25.000 segnalazioni. I cittadini si sentono troppo spesso presi poco in considerazione, ascoltati con disattenzione o trattati con mancanza di rispetto. Così finiscono per sentirsi abbandonati e lasciati a loro stessi. Questo elemento «espone al rischio dell'aumento dei conflitti e alla crescente diminuzione di fiducia nelle figure professionali». Ai primi posti tra i diversi ambiti in cui si segnala una «carenza di umanizzazione» i cittadini mettono i pediatri (31,87%), i medici di medicina generale (25,4%) e la riabilitazione ambulatoriale (21%). Seguono la assistenza residenziale (20%), le strutture riabilitative (18%) e i ricoveri (10%). «L'esigenza di maggior garbo ed interesse nei confronti dei pazienti è sentita da dieci regioni sulle 19 che hanno partecipato alla stesura del Rapporto», riferisce il Tdm.Troppa burocrazia, freddezza, ma «anche scarsa reperibilità e poca disponibilità a raggiungere i pazienti a domicilio»: queste le ragioni delle segnalazioni dei cittadini in relazione al comportamento dei pediatri, secondo Francesca Moccia, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. «Da sempre rileviamo un bisogno di presenza costante, ma i nodi del rapporto medico-paziente, che necessita di maggiore umanizzazione, si sono rilevati importanti nella maggioranza delle Regioni e quest'anno lo abbiamo voluto sottolineare», spiega la Moccia all'ADNKRONOS SALUTE. «Vogliamo porre l'accento sulla scarsa umanizzazione delle cure, le difficoltà nel rapporto tra medico e paziente, la poca attenzione alla cura della persona e al rispetto della dignità», dice ancora. Un fenomeno che «assume dimensioni rilevanti quando si affronta il tema dei sospetti errori nella pratica medica e assistenziale: pur confermandosi come prima voce nelle segnalazioni che ci giungono dai cittadini, in maniera crescente è frutto di un pessimo rapporto tra cittadini e personale sanitario e di una cattiva comunicazione. Crediamo che questo debba rappresentare un campanello di allarme per tutti e che sia necessario intervenire, a livello nazionale e regionale, per affermare una vera cultura della prevenzione dei rischi, anche attraverso l'istituzione di un Fondo nazionale per indennizzare i cittadini che abbiano subito un danno che non sia riconducibile ad alcuna responsabilità». Anche il tema della «estrema frammentazione e disomogeneità del nostro sistema sanitario richiede degli interventi immediati, a partire da una vera riforma dei Livelli essenziali di assistenza, il 'portafogliò minimo di prestazioni e cure da offrire al cittadino, che è stato invece - conclude - in troppi casi svilito da una politica troppo attenta ai costi e poco alla effettiva tutela della salute e della efficienza del sistema».

Artride reumatoide parte la campagna "articol-azioni"

Partirà a giorni "articol-azioni" la campagna promossa dall'Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR), dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) e dalla Fondazione Italiana per la Ricerca sull'Artrite (FIRA) per sensibilizzare la popolazione sull' Artrite reumatoide. Si tratta - spiega Carlomaurizio Montecucco, presidente della SIR - di una malattia reumatica fortemente invalidante che interessa in Italia più di 400 mila persone, alle quali si aggiungono ogni anno 12-24 mila nuovi malati. Colpisce oltre 20 milioni di persone nel mondo, ma è ancora troppo poco conosciuta e spesso sottovalutata. Eppure è una delle malattie autoimmuni (causata cioè dal sistema immunitario che attacca i tessuti dell' organismo di cui esso stesso fa parte) più diffuse, otto volte più frequente della sclerosi multipla. La campagna "Articol-Azioni" è stata pensata per muovere all'azione i pazienti e i loro familiari con una serie di iniziative che si svolgeranno tra maggio e dicembre: il sito web informativo www.articolazioni.it (online da oggi); la possibilità di confrontarsi con uno psicologo attraverso una sezione del sito e il numero verde 800.910.625 (da giugno); la distribuzione di un racconto che parte dalla testimonianza di alcuni pazienti (da giugno). Inoltre: distribuzione di diversi video pratici con cui si informeranno i pazienti sulla malattia e si mostreranno gli esercizi quotidiani più idonei per la riabilitazione; da settembre saranno organizzati veri e propri incontri di formazione per i parenti e gli amici che ogni giorno assistono dei malati.

Ricostruzione unghie, pericolo tumori con le lampade ad uva

Attenzione alle lampade uva che servono per fissare il gel usato per la ricostruzione delle unghie, causare tumori della pelle a cellule squamose. I casi accerati in Inghilterra sono due ed ora arrivano a preoccupare anche i dermatologi italiani: «Purtroppo è ciò che si temeva con la grande diffusione di questa moda - riconosce infatti Patrizio Mulas, presidente dell'Associazione dermatologi ospedalieri italiani (Adoi) parlando in un intervista ad ADNKronos - la causa è legata ai raggi Uva delle macchinette dove si infilano le mani, necessarie a fissare il gel e le relative decorazioni». «Il problema - prosegue Mulas - è l'abuso di questa metodica che, come avviene per le normali lampade abbronzanti, comporta il rischio di sviluppare un tumore della pelle. Senza dimenticare i prodotti chimici normalmente utilizzati per rimuovere i prodotti dalle unghie, che possono costituire ulteriori fattori di rischio per la comparsa di queste neoformazioni tumorali». «Per chi non riesce a evitare di ricorrere alla ricostruzione delle unghie con gel - conclude dunque il presidente dell'Adoi - il consiglio è utilizzare una crema ad alta protezione su tutta la superficie delle mani».

Pericolo animali esotici in casa e la moda dei cibi etnici

Un cucciolo di iguana in salotto o un serpente messicano nel terrario possono celare insidie per la salute dei proprietari. «Le mode più recenti, come la convivenza in casa con animali selvatici che rappresentano i nuovi 'pet', ma anche la continua ricerca di cibi etnici e la predilezione per carni non cotte, rappresentano fattori che favoriscono il passaggio di patogeni dagli animali agli uomini». A mettere in luce i pericoli legati ai pet esotici e alla passione per i menu etnici è Giorgio Palù, virologo dell'Università di Padova, in occasione della nascita oggi in Campidoglio dell'European Society for Virology (Esv), di cui è presidente vicario. «Il contatto ravvicinato con animali selvatici che albergano virus con i quali, nel corso dell'evoluzione, hanno raggiunto un optimum adattativo con reciproco vantaggio, la moltiplicazione incontrollata di insetti, la mancanza di presidi immunizzanti e scarsi livelli igienici favoriscono - sottolinea il virologo - la trasmissione di infezioni a individui il cui sistema immunitario non è in grado per vari motivi di reagire».

L'esperto, dunque, punta il dito contro le zoonosi, ricordando le conseguenze del passaggio del virus Hiv dalle scimmie africane all'uomo. «Ma anche l'avanzare della Dengue, favorita dalla zanzara tigre, diverse forme di epatiti associate al consumo di alimenti di origine animale, e la gravissima epidemia di virus del Nilo occidentale negli Usa». Non bisogna poi dimenticare «la tragica persistenza della rabbia del cane che, soprattutto nei Paesi del Sud del mondo, provoca ogni anno da 50mila a 100mila casi mortali nell'uomo. E l'evoluzione genetica del virus dell'influenza aviaria», che ha già elevati tassi di letalità, anche se «non esiste la prova del passaggio interumano dell'H5N1».
Quali allora gli obiettivi dellla neonata società scientifica? «La sfida portata dai virus è impegnativa, data la capacità di questi patogeni di adattarsi facilmente alle diverse situazioni, modificando il proprio genoma. Ma anche a causa di una non completa conoscenza dei meccanismi che ne favoriscono la diffusione. Per questo - spiega l'esperto - abbiamo deciso di fondare l'Esv: per promuovere la collaborazione tra i diversi settori della ricerca sulle malattie dell'uomo, ma anche degli animali e delle piante». Insomma, contro questo nemico microscopico l'unione fa la forza della ricerca. Obiettivo comune degli esperti, conclude Palù, quello di «individuare possibili strumenti di profilassi e terapia, analizzando le caratteristiche dei virus, ma anche i meccanismi che interagiscono tra l'agente infettante, gli organismi che lo 'ospitanò e gli eventuali insetti vettori».

Salute e benessere:Fegato grasso per oltre 20 milioni di italiani.

Fegato grasso per oltre 20 milioni di italiani. Soffre di steatosi epatica il 20% dei bambini in sovrappeso, il 25% degli adulti, il 40-100% dei diabetici di tipo II, il 20-80% dei dislipidemici e il 30-70% dei pazienti con epatite C (Hcv). Sulle più diffuse patologie che minacciano la salute del fegato, come questa, e sulle armi per rallentarne i danni fanno il punto gli epatologi europei riuniti al Congresso Easl (European Association for the Study of the Liver) a Copenhagen. Per arginare l'emergenza fegato grasso è stata testata per la prima volta su 181 pazienti la silibina, somministrata in una nuova forma (fitosoma) per favorirne la biodisponibilità. «L'arruolamento dei pazienti nello studio multicentrico, randomizzato in doppio cieco, di fase III è ormai concluso - spiega il direttore medico Carlo di Manzano dell'Istituto biochimico italiano Giovanni Lorenzini della II Università di Napoli - Ora dobbiamo aspettare solo i risultati dell'analisi statistica, ma siamo molto fiduciosi. Lo studio ha valutato l'efficacia di Realsil, costituito dall'associazione di silibina estratta dal cardo mariano, fosfolipidi e vitamina E, nel migliorare il danno epatico in pazienti con fegato grasso non alcolico in presenza o meno di infezione da Hcv». «La steatosi - sottolinea - può essere solo il primo passo verso una steatoepatite, infiammazione che rende più sensibili le cellule epatiche, gli epatociti, alla morte cellulare programmata (apoptosi) e alla necrosi. Di conseguenza anche alla cirrosi, che colpisce il 3% della popolazione e assieme al carcinoma epatico ogni anno miete circa 50.000 vittime». La silibina, sostanza naturale derivata dal cardo mariano e utilizzata anche come antidoto nell'avvelenamento dal fungo Amanita phalloides, ha potenti proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antifibrotiche, sottolineano gli esperti. Lo studio è stato condotto in diversi centri italiani ed europei, coordinati da Carmela Loguercio, associato di Gastroenterologia alla II Università di Napoli. I 181 pazienti arruolati, che non avevano avuto benefici da precedenti terapie, sono stati seguiti per un anno e tutti hanno effettuato biopsia epatica all'inizio della ricerca, alcuni anche alla fine.

Confermato:peperoncino, vino rosso e formaggi stimolano l'erotismo

Ancora una volta viene confermato il rapporto tra cibo e sesso: per 7 esperti su 10 il legame tra cucina e stimolo sessuale è molto forte e ad «accendere» il desiderio sono soprattutto gli ingredienti e i prodotti "nostrani". Niente ostriche, champagne e fragole, meglio spezie, il peperoncino (61%), i formaggi (58%), e il vino rosso (25%). Questo è quanto emerge da uno studio promosso da «Vie del Gusto» e condotto su 110 sessuologi e nutrizionisti, intervistati sul rapporto tra desiderio sessuale e cibo. Attraverso il palato si arriva al cuore del partner (84%). Se per il 47% questo legame tra cibo e desiderio è soprattutto «mentale», per il 46% c'entra anche la «chimica». Ma quali sono allora gli alleati dell'amore? Oltre al peperoncino, che stimola alcuni ormoni che favoriscono la vasodilatazione sanguinia , fra gli altri «alleati» dell'amore ci sono poi l'androstendiolo, un ormone presente nel sudore e anche nel tartufo, la senape (che attiva le ghiandole sessuali) e il formaggio che contiene feniletilamina, ormone prodotto dal cervello quando ci innamoriamo. E al fianco degli ingredienti afrodisiaci, dagli esperti arrivano i consigli per sedurlo o sedurla a tavola: dal cucinare a quattro mani (44%) alla scelta dei colori di piatti e atmosfera (35%). A quanto pare il legame tra cibo e desiderio non solo esiste, ma è anche molto forte, come sottolinea il 41% degli esperti intervistati, a cui si aggiunge il 30% che conferma che con alcuni cibi può avvenire. Naturalmente, evidenzia il 14% degli intervistati, entra in gioco anche l'elemento soggettivo, difficile quindi generalizzare, ma di fatto ad escluderlo in toto sono pochissimi: il 5% ritiene si tratti solo di miti, mentre il 7% si accontenta di dire che non è ancora stato provato scientificamente in modo definitivo.

Secondo il 47% degli intervistati il legame tra cibo e desiderio sarebbe di tipo «mentale», a cui contribuiscono molteplici elementi, a partire dall'atmosfera. Ma per molti non si tratta solo di un aspetto psicologico: per il 29%, infatti, si tratta di un legame sia fisico, grazie alle proprietà di alcuni ingredienti, che mentale. A questi si aggiunge il 17% che ritiene che si tratti soprattutto di un legame fisico, grazie agli elementi contenuti in certi cibi. Ecco allora che gli esperti, al di là dei luoghi comuni, sono in grado di confermarlo: un buon pasto rimane fondamentale per conquistare un uomo o una donna (38%), a cui si aggiunge il 29% che lo ritiene molto importante. Solo il 7% non ritiene la tavola uno strumento utile alla seduzione. Tra i segreti, sicuramente, c'è quello di cucinare per l'altro (58%), molto più «seduttivo» rispetto ad una cena nel ristorante più chic e trendy della città (16%), o, ancora meglio, secondo il 44%, «cucinare insieme». Se poi proprio non si è in grado di cuocere nemmeno un uovo al tegamino, se ristorante deve essere, meglio una trattoria tipica (58%), con un menù a base di prodotti tipici e regionali, meglio di quelli che propongono una cucina sperimentale (segnalati solo dal 13%). Tra i suggerimenti dati dagli esperti, infatti, l'utilizzo di prodotti e ingredienti del made in Italy è sicuramente al primo posto (54%), oltre naturalmente alla scelta di pietanze saporite ma non troppo «pesanti», per evitare l'effetto abbocco (47%). Importante la presentazione e i colori, sia delle pietanze che dell'atmosfera (43%), dove bisogna prediligere quelli caldi, legati alla passionalità e al calore. Da non trascurare, poi, l'aspetto olfattivo: se troppo forti e persistenti i profumi invece di stimolare la passione possono creare una sensazione spiacevole (22%).
E dagli esperti intervistati da Vie del Gusto arriva la top ten degli «ingredienti» e dei cibi che non possono mancare nella seduzione. Al primo posto sicuramente le spezie (61%), e soprattutto il peperoncino che per gli esperti è in grado di stimolare il iVip (Vasoactive intestinal polipeptide), un ormone scoperto negli anni '70, che provoca la vasodilatazione dei corpi cavernosi dei genitali, agendo come un viagra naturale, sia per l'uomo che per la donna. Il secondo gradino del podio spetta ai formaggi (58%), come gorgonzola, taleggio o parmigiano, particolarmente ricchi di feniletilamina, ormone prodotto dal cervello quando ci innamoriamo. Medaglia di bronzo per il miele (53%), che oltre alle proprietà energetiche, evoca scene di seduzione, seguito dalla senape (46%), che ha la capacità di «attivare» le ghiandole sessuali. Quinto posto per un altro prodotto rigorosamente made in Italy, ovvero il tartufo (39%), ricco di sono poi l'androstendiolo, un ormone presente anche nel sudore e che stimola il sistema nervoso. Ma sono anche altri gli alimenti tipici della dieta mediterranea che hanno un vero e proprio effetto afrodisiaco: sesto posto per i salumi (37%), seguiti da alcune verdure, prime fra tutte il sedano (28%), grazie alla sua proprietà di fluidificante del sangue (non a caso gli antichi romani lo dedicavano a Plutone, dio del sesso). Come emerge dall'indagine, non poteva mancare il vino, soprattutto quello rosso (25%), seguito dal pesce (21%) e dalla carne rossa (17%). E afrodisiaci «mitici», come caviale, ostriche e champagne? Sono relegati ben oltre la top ten, così come lo champagne (solo al 15esimo posto).