Vivere vicino un aeroporto, aumentano infarti, cancro e leucemia
Vivere vicino un aeroporto, aumenta l'incidenza di infarti, cancro e leucemia, c'è una correlazione? Secondo uno studio effettuato dal ministero dell'Ambiente tedesco e pubblicato dal settimanale Der Spiegel che uscità la prossima settimana sì. Rumore e smog provocato dagli aerei che decollano ed atterrano non giovano alla salute e addirittua aumenta l'incidenza di leucemia e cancro al seno nelle donne. Una ricerca di grandi dimensioni condotta dal medico e epidemiologo di Brema Eberhard Greiser ha preso in esame oltre un milione di residenti che vivono vicino l'aeroporto di Colonia-Bonn. A questo scopo il medico ha ottenuto dalle varie casse mutue le cartelle cliniche dei pazienti ed è risultato, per esempio, che tra le donne con più di 40 anni esposte ogni giorno ad almeno 60 decibel di rumore si ha un raddoppio del rischio di contrarre malattie cardiovascolari, rispetto a donne che vivono in quartieri non colpiti dal rumore degli aerei. Per uomini della stessa classe di età, il rischio aumenta al 69%. Per le donne, cresce inoltre il rischio di tumori al seno e leucemia. Una proiezione di questo studio sui residenti intorno al nuovo aeroporto in costruzione a Berlino, il Bbi che dovrà essere pronto tra due anni, induce Greiner a prevedere per dieci anni dopo la sua entrata in funzione 5000 casi in più di ricoveri ospedalieri causati da malattie cardiovascolari, tra essi 1350 uomini e donne colpiti da ictus. Ampie misure per contenere il rumore ridurrebbero l'aumento dei colpi aplopettici a 950. Il dottor Greiser già nel 2007 aveva effettuato degli studi sulla cattiva influenza che il rumore degli atterraggi e decolli notturni avevano sulla salute di chi abitava nelle vicinanze di un aeroporto, ovvero aumento di uso di anti ipertensivi e di farmaci per ridurre problemi cardiovascolari.fonte articolo
I difetti della vista, astigmatismo e miopia, le lenti correttive
Per la correzione dei difetti della vista esistono vari tipi di lenti. Consideriamo ad esempio un occhio miope. Sappiamo che è un occhio "piu' lungo del normale", cioè il suo diametro antero-posteriore è piu' lungo del normale: il suo cristallino può variare la curvatura, ma solo entri certi limiti, quindi non può mettere a fuoco sulla retina gli oggetti posti oltre una certa distanza, in quanto le immagini si formano davanti la retina. Se anteponiamo all' occhio una lente divergente, aumentiamo la distanza focale del sistema diottrico dell' occhio, quindi spostiamo l'immagine sulla retina, dove apparirà a fuoco. L'inverso succede nei casi di ipermetropìa. L'occhio è « più corto del normale », cioè il suo diametro antero-posteriore e più corto del normale; il cristallino non può variare la sua curvatura fino a portare sulla retina le immagini degli oggetti vicini: queste, perciò, si vengono a formare dietro alla retina. Anteponendo una lente convergente, aumentiamo il potere diottrico dell'occhio, cioè diminuiamo la distanza focale, portando l'immagine sulla retina.Per correggere l'astigmatismo, difetto della visione dovuto a un'anormale curvatura della cornea, che invece di avere la forma di un segmento di sfera presenta una curvatura diversa secondo due piani perpendicolari, si usano le lenti cilindriche . Queste hanno un determinato potere su un piano, e un potere differente sul piano perpendicolare al primo. Un fascio di raggi paralleli non dà luogo, quindi, nel fuoco di questa lente a un punto, ma a una linea. Nell'astigmatico le immagini sono deformate per la diminuzione di curvatura della cornea su un dato asse. Su questo si pone la lente cilindrica che corregge l'errore.
In particolari casi, vengono usate lenti colorate che attenuano tutti i colori dello spettro luminoso. Esistono, però, anche lenti colorate che eliminano solo una parte dei raggi che costituiscono lo spettro luminoso. Ad esempio, alcune lenti assorbono i raggi ultravioletti: sono le lenti, che gli sciatori o chi deve trattenersi sulla neve in giornate di sole devono usare per impedire l'azione nociva di questi raggi. Essi, infatti, provocano una fastidiosa e anche dolorosa forma di congiuntivite detta appunto «da ultravioletti».
Psoriasi delle unghie, poco conosciuta ma basta un' ecografia
La psoriasi può manifestarsi visibilmente in varie parti del corpo come ginocchia, gomiti, cuoio capelluto ma anche anche attraverso alterazioni delle unghie. Proprio sulle unghie si focalizzerà l'attenzione all'Istituto ortopedico Galeazzi di Milano che ospiterà le giornate mondiali della psoriasi il 24-25 ottobre 2009, appuntamenti dedicati alle novità in tema di diagnosi e cura della malattia.I campanelli d'allarme che si tratta di psoriasi alle unghie sono un ispessimento delle stesse con striature di colore giallastro oppure la presenza di piccole depressioni della lamina. «È recente nella psoriasi - recita il comunicato dell' ospedale - la scoperta di un legame diretto tra le alterazioni delle unghie e la presenza di artrite psoriasica a carico delle falangi delle dita, conseguenza che può essere verificata e diagnostica in tempi brevi attraverso un semplice esame ecografico. La paternità della scoperta si deve al professor Dennis Mc Gonagle dell'università di Leeds tra i più autorevoli reumatologi esperti proprio di psoriasi artropatica». Intanto, oggi, sempre al Galeazzi, si tiene il corso teorico e pratico in dermatologia, per la gestione del paziente in trattamento con farmaci biologici. «Al centro Psocare del Galeazzi, seguiamo al momento circa 300 pazienti trattati con farmaci biologici - afferma il professor Altomare - per alcuni di questi la somministrazione deve avvenire esclusivamente in ospedale. Sono tre milioni gli italiani oggi colpiti da psoriasi , 130 milioni di persone in tutto il mondo (dati Adipso), che rappresentano il 3-4% della popolazione globale».
Fa bene ai bambini praticare il calcio? Lo sport migliore
Quando arriva l'autunno scatta per i bambini non solo l'ora dello studio ma anche quella dello pratica sportiva. Ci si chiede se ai bambini faccia bene praticare il calcio, se sia la scelta giusta, qual'è lo sport migliore? Imparare i primi rudimenti del calcio è utile e formativo. Un po’ meno lo è l’intraprendere l’attività agonistica sin dalla primissima età e vediamo il perché. Il calcio fa parte dei cosiddetti “sport di squadra” cioè di quelle attività atletiche caratterizzate dalla corsa e dal contrasto per impadronirsi di una palla che il giocatore tenterà di indirizzare verso una rete.Questi sport hanno il vantaggio di essere fondamentalmente dei giochi, praticati sportivamente e quindi con necessità di sviluppare tutte le doti atletiche, ma in grado di conservare l’aspetto più affascinante della pratica sportiva, l’aspetto “ludico”, cioè il piacere di correre e contrastare divertendosi, fino all’esaltazione che si raggiunge nel momento di segnare una rete.Si ritiene ormai che fin dagli otto anni di età un bambino possa essere avviato all’apprendimento di questa disciplina. Le attività fisiche sportive in età precoce sono fondamentali per un armonico sviluppo dell’organismo giovanile e per il suo miglioramento funzionale a patto di porre estrema attenzione ai primi gradini della formazione sportiva del bambino e dell’adolescente che sono entità biologiche del tutto particolari.
La classificazione usata dalla Federazione Gioco Calcio suddivide i giovani in quattro fasce d’età:
8-10 anni = PULCINI
10-12 anni = ESORDIENTI
12-14 anni = GIOVANISSIMI
14-16 anni = ALLIEVI
e per ciascuna di queste categorie sono ormai stati affinati i programmi di attività addestrativa e sportiva più idonei. É importante sottolineare che la capacità coordinativa le abilità motorie e la mobilità articolare vanno allenate in maniera accentuata durante tutta l’età prepuberale (8-13 anni) poiché in questo periodo si ottengono i maggiori successi.Ovviamente vanno esercitate prevalentemente quelle relative alla tecnica di base del calcio senza tuttavia trascurare l’acquisizione di forme di movimento di altre discipline sportive.
É opportuno perciò, che, nell’allenamento dei bambini si tenda ad una formazione di base generale, in modo da sviluppar un processo di crescita psico-fisica in più campi, utile per il futuro successo sportivo. Anche l’allenamento per la velocità, resistenza aerobica, per la forza rapida e per la forza resistente va iniziato in età prepuberale (a partire dagli 11-12 anni) per poter essere poi accentuato nei periodi successivi. Ponendo sempre la massima attenzione alle sollecitazioni a cui sottoporre le articolazioni e a limitando al massimo i traumi da contrasto. In conclusione solo attraverso un’attività fisica e sportiva condotta con metodo ed intelligenza ed adeguata alle possibilità psico-fisiche si svilupperà nei giovani un fisico armonico e robusto con una sana ed equilibrata personalità. Inoltre pur senza perdere di vista la possibile formazione del campione, l’allenamento dei giovani dovrà sempre essere svolto in forma Iudica.
Per lo scienziato Raymond Kurzweil entro 20 anni grazie alle nanotecnologie saremo immortali
Lo scienziato-scrittore statunitense Raymond Kurzweil afferma che gli uomini potrebbero diventare immortali nel giro di 20 anni grazie alle nanotecnologie e alle nuove conoscenze del corpo umano. Lo scrive il Telegraph che ha intervistato il 61enne autore de "la singolarità è vicina"."Alla velocità attuale delle scoperte le nanotecnologie ci permetteranno entro 20 anni di sostituire molte parti vitali che si vanno deteriorando nel nostro corpo". Kurzweil chiama la sua teoria "Law of Accelerating Returns", la singolarità tecnologica del nostro periodo storico è che il progresso accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani moderni. "Io e molti altri scienziati ritieniamo che in circa 20 anni avremo i mezzi per riprogrammare i nostri corpi in modo da fermare e poi invertire l'invecchiamento, le nanotecnologie ci permetteranno di vivere per sempre. Ad esempio il nanobot andrà a sostituire le cellule del sangue facendo il loro lavoro migliaia di volte più efficacemente". Kurzweil aggiunge che entro 25 anni saremo in grado di fare uno sprint olimpico per 15 minuti senza prendere fiato, o praticare lo scuba-diving per quattro ore senza ossigeno. "Anche chi sarà colpito da un attacco cardiaco non deve preoccuparsi.Potrà tranquillamente recarsi dal medico per una piccola operazione perchè nel frattempo i nanobots del sangue l'avranno mantenuto in vita riparando i danni nel sistema circolatorio", dice ancora Raymond Kurzweil. La domanda è: potremo considerarci ancora essere umani o ci trasformeremo in uomini cyborg?
Chi ha la coscia stretta come le modelle o le persone anoressiche sviluppa malattie cardiache più degli altri
Alcuni ricercatori hanno scoperto che le persone (uomini o donne è indifferenete) con una circonferenza della coscia minore di 60 cm,quella tipica delle modelle o anche di chi soffre di anoressia, hanno più probabilità di altre di sviluppare malattie coronariche.Lo studio, pubblicato sul British Medical Journal, è stato condotto all' Università di Copenaghen dal professor Berit Heitmann."Chi ha le le cosce molto sottili, ad esempio le modelle che sfilano nelle passerelle oppure le persone anoressiche, hanno il doppio delle possibilità degli altri di sviluppare malattie cardiache o addirittura di arrivare ad un decesso precoce", dice il professor Heitmann."Ciò è dovuto al fatto che la coscia è costituita prevalentemente da muscoli che regolano il flusso di insulina e le infiammazioni". Allo studio hanno preso parte in Danimarca 3mila pazienti, 1.463 uomini e 1.380 donne di età compresa tra i 35 ei 65 anni.I partecipanti sono stati esaminati nel 1987-1988 per altezza, peso, circonferenza coscia, anca,circonferenza della vita e composizione corporea. Sono stati poi seguiti per 10 anni per verificare l'incidenza di malattie cardiache e per 12,5 anni per verificare il numero dei decessi.
Durante questo periodo 257 uomini e 155 donne sono morte, 263 uomini e 140 donne hanno sviluppato malattie cardiovascolari e 103 uomini e 34 donne hanno sofferto di malattie cardiache. Nel valutare i risultati, gli autori hanno notato che i sopravvissuti avevano una circonferenza della coscia maggiore. Il rapporto tra dimensione della coscia, morte precoce e sviluppo di malattie è rimasto immutato anche mettendo in conto la massa di grasso corporeo, l'obesità e altri fattori di rischio come il fumo ed il colesterolo alto. Gli autori dello studio hanno suggerito che il rischio maggiore che corre chi ha la coscia stretta è dovuto al fatto che c'è poca massa muscolare nella regione, questo porta ad avere una bassa sensibilità all' insulina che porta poi allo sviluppo del diabete di tipo 2.