I difetti della vista, astigmatismo e miopia, le lenti correttive
Per la correzione dei difetti della vista esistono vari tipi di lenti. Consideriamo ad esempio un occhio miope. Sappiamo che è un occhio "piu' lungo del normale", cioè il suo diametro antero-posteriore è piu' lungo del normale: il suo cristallino può variare la curvatura, ma solo entri certi limiti, quindi non può mettere a fuoco sulla retina gli oggetti posti oltre una certa distanza, in quanto le immagini si formano davanti la retina. Se anteponiamo all' occhio una lente divergente, aumentiamo la distanza focale del sistema diottrico dell' occhio, quindi spostiamo l'immagine sulla retina, dove apparirà a fuoco. L'inverso succede nei casi di ipermetropìa. L'occhio è « più corto del normale », cioè il suo diametro antero-posteriore e più corto del normale; il cristallino non può variare la sua curvatura fino a portare sulla retina le immagini degli oggetti vicini: queste, perciò, si vengono a formare dietro alla retina. Anteponendo una lente convergente, aumentiamo il potere diottrico dell'occhio, cioè diminuiamo la distanza focale, portando l'immagine sulla retina.Per correggere l'astigmatismo, difetto della visione dovuto a un'anormale curvatura della cornea, che invece di avere la forma di un segmento di sfera presenta una curvatura diversa secondo due piani perpendicolari, si usano le lenti cilindriche . Queste hanno un determinato potere su un piano, e un potere differente sul piano perpendicolare al primo. Un fascio di raggi paralleli non dà luogo, quindi, nel fuoco di questa lente a un punto, ma a una linea. Nell'astigmatico le immagini sono deformate per la diminuzione di curvatura della cornea su un dato asse. Su questo si pone la lente cilindrica che corregge l'errore.
In particolari casi, vengono usate lenti colorate che attenuano tutti i colori dello spettro luminoso. Esistono, però, anche lenti colorate che eliminano solo una parte dei raggi che costituiscono lo spettro luminoso. Ad esempio, alcune lenti assorbono i raggi ultravioletti: sono le lenti, che gli sciatori o chi deve trattenersi sulla neve in giornate di sole devono usare per impedire l'azione nociva di questi raggi. Essi, infatti, provocano una fastidiosa e anche dolorosa forma di congiuntivite detta appunto «da ultravioletti».
Psoriasi delle unghie, poco conosciuta ma basta un' ecografia
La psoriasi può manifestarsi visibilmente in varie parti del corpo come ginocchia, gomiti, cuoio capelluto ma anche anche attraverso alterazioni delle unghie. Proprio sulle unghie si focalizzerà l'attenzione all'Istituto ortopedico Galeazzi di Milano che ospiterà le giornate mondiali della psoriasi il 24-25 ottobre 2009, appuntamenti dedicati alle novità in tema di diagnosi e cura della malattia.I campanelli d'allarme che si tratta di psoriasi alle unghie sono un ispessimento delle stesse con striature di colore giallastro oppure la presenza di piccole depressioni della lamina. «È recente nella psoriasi - recita il comunicato dell' ospedale - la scoperta di un legame diretto tra le alterazioni delle unghie e la presenza di artrite psoriasica a carico delle falangi delle dita, conseguenza che può essere verificata e diagnostica in tempi brevi attraverso un semplice esame ecografico. La paternità della scoperta si deve al professor Dennis Mc Gonagle dell'università di Leeds tra i più autorevoli reumatologi esperti proprio di psoriasi artropatica». Intanto, oggi, sempre al Galeazzi, si tiene il corso teorico e pratico in dermatologia, per la gestione del paziente in trattamento con farmaci biologici. «Al centro Psocare del Galeazzi, seguiamo al momento circa 300 pazienti trattati con farmaci biologici - afferma il professor Altomare - per alcuni di questi la somministrazione deve avvenire esclusivamente in ospedale. Sono tre milioni gli italiani oggi colpiti da psoriasi , 130 milioni di persone in tutto il mondo (dati Adipso), che rappresentano il 3-4% della popolazione globale».
Fa bene ai bambini praticare il calcio? Lo sport migliore
Quando arriva l'autunno scatta per i bambini non solo l'ora dello studio ma anche quella dello pratica sportiva. Ci si chiede se ai bambini faccia bene praticare il calcio, se sia la scelta giusta, qual'è lo sport migliore? Imparare i primi rudimenti del calcio è utile e formativo. Un po’ meno lo è l’intraprendere l’attività agonistica sin dalla primissima età e vediamo il perché. Il calcio fa parte dei cosiddetti “sport di squadra” cioè di quelle attività atletiche caratterizzate dalla corsa e dal contrasto per impadronirsi di una palla che il giocatore tenterà di indirizzare verso una rete.Questi sport hanno il vantaggio di essere fondamentalmente dei giochi, praticati sportivamente e quindi con necessità di sviluppare tutte le doti atletiche, ma in grado di conservare l’aspetto più affascinante della pratica sportiva, l’aspetto “ludico”, cioè il piacere di correre e contrastare divertendosi, fino all’esaltazione che si raggiunge nel momento di segnare una rete.Si ritiene ormai che fin dagli otto anni di età un bambino possa essere avviato all’apprendimento di questa disciplina. Le attività fisiche sportive in età precoce sono fondamentali per un armonico sviluppo dell’organismo giovanile e per il suo miglioramento funzionale a patto di porre estrema attenzione ai primi gradini della formazione sportiva del bambino e dell’adolescente che sono entità biologiche del tutto particolari.
La classificazione usata dalla Federazione Gioco Calcio suddivide i giovani in quattro fasce d’età:
8-10 anni = PULCINI
10-12 anni = ESORDIENTI
12-14 anni = GIOVANISSIMI
14-16 anni = ALLIEVI
e per ciascuna di queste categorie sono ormai stati affinati i programmi di attività addestrativa e sportiva più idonei. É importante sottolineare che la capacità coordinativa le abilità motorie e la mobilità articolare vanno allenate in maniera accentuata durante tutta l’età prepuberale (8-13 anni) poiché in questo periodo si ottengono i maggiori successi.Ovviamente vanno esercitate prevalentemente quelle relative alla tecnica di base del calcio senza tuttavia trascurare l’acquisizione di forme di movimento di altre discipline sportive.
É opportuno perciò, che, nell’allenamento dei bambini si tenda ad una formazione di base generale, in modo da sviluppar un processo di crescita psico-fisica in più campi, utile per il futuro successo sportivo. Anche l’allenamento per la velocità, resistenza aerobica, per la forza rapida e per la forza resistente va iniziato in età prepuberale (a partire dagli 11-12 anni) per poter essere poi accentuato nei periodi successivi. Ponendo sempre la massima attenzione alle sollecitazioni a cui sottoporre le articolazioni e a limitando al massimo i traumi da contrasto. In conclusione solo attraverso un’attività fisica e sportiva condotta con metodo ed intelligenza ed adeguata alle possibilità psico-fisiche si svilupperà nei giovani un fisico armonico e robusto con una sana ed equilibrata personalità. Inoltre pur senza perdere di vista la possibile formazione del campione, l’allenamento dei giovani dovrà sempre essere svolto in forma Iudica.
Per lo scienziato Raymond Kurzweil entro 20 anni grazie alle nanotecnologie saremo immortali
Lo scienziato-scrittore statunitense Raymond Kurzweil afferma che gli uomini potrebbero diventare immortali nel giro di 20 anni grazie alle nanotecnologie e alle nuove conoscenze del corpo umano. Lo scrive il Telegraph che ha intervistato il 61enne autore de "la singolarità è vicina"."Alla velocità attuale delle scoperte le nanotecnologie ci permetteranno entro 20 anni di sostituire molte parti vitali che si vanno deteriorando nel nostro corpo". Kurzweil chiama la sua teoria "Law of Accelerating Returns", la singolarità tecnologica del nostro periodo storico è che il progresso accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani moderni. "Io e molti altri scienziati ritieniamo che in circa 20 anni avremo i mezzi per riprogrammare i nostri corpi in modo da fermare e poi invertire l'invecchiamento, le nanotecnologie ci permetteranno di vivere per sempre. Ad esempio il nanobot andrà a sostituire le cellule del sangue facendo il loro lavoro migliaia di volte più efficacemente". Kurzweil aggiunge che entro 25 anni saremo in grado di fare uno sprint olimpico per 15 minuti senza prendere fiato, o praticare lo scuba-diving per quattro ore senza ossigeno. "Anche chi sarà colpito da un attacco cardiaco non deve preoccuparsi.Potrà tranquillamente recarsi dal medico per una piccola operazione perchè nel frattempo i nanobots del sangue l'avranno mantenuto in vita riparando i danni nel sistema circolatorio", dice ancora Raymond Kurzweil. La domanda è: potremo considerarci ancora essere umani o ci trasformeremo in uomini cyborg?
Chi ha la coscia stretta come le modelle o le persone anoressiche sviluppa malattie cardiache più degli altri
Alcuni ricercatori hanno scoperto che le persone (uomini o donne è indifferenete) con una circonferenza della coscia minore di 60 cm,quella tipica delle modelle o anche di chi soffre di anoressia, hanno più probabilità di altre di sviluppare malattie coronariche.Lo studio, pubblicato sul British Medical Journal, è stato condotto all' Università di Copenaghen dal professor Berit Heitmann."Chi ha le le cosce molto sottili, ad esempio le modelle che sfilano nelle passerelle oppure le persone anoressiche, hanno il doppio delle possibilità degli altri di sviluppare malattie cardiache o addirittura di arrivare ad un decesso precoce", dice il professor Heitmann."Ciò è dovuto al fatto che la coscia è costituita prevalentemente da muscoli che regolano il flusso di insulina e le infiammazioni". Allo studio hanno preso parte in Danimarca 3mila pazienti, 1.463 uomini e 1.380 donne di età compresa tra i 35 ei 65 anni.I partecipanti sono stati esaminati nel 1987-1988 per altezza, peso, circonferenza coscia, anca,circonferenza della vita e composizione corporea. Sono stati poi seguiti per 10 anni per verificare l'incidenza di malattie cardiache e per 12,5 anni per verificare il numero dei decessi.
Durante questo periodo 257 uomini e 155 donne sono morte, 263 uomini e 140 donne hanno sviluppato malattie cardiovascolari e 103 uomini e 34 donne hanno sofferto di malattie cardiache. Nel valutare i risultati, gli autori hanno notato che i sopravvissuti avevano una circonferenza della coscia maggiore. Il rapporto tra dimensione della coscia, morte precoce e sviluppo di malattie è rimasto immutato anche mettendo in conto la massa di grasso corporeo, l'obesità e altri fattori di rischio come il fumo ed il colesterolo alto. Gli autori dello studio hanno suggerito che il rischio maggiore che corre chi ha la coscia stretta è dovuto al fatto che c'è poca massa muscolare nella regione, questo porta ad avere una bassa sensibilità all' insulina che porta poi allo sviluppo del diabete di tipo 2.
Cancro ai polmoni nei fumatori e fattore ereditario, trovati i geni
Alcuni ricercatori britannici sostengono di aver trovato il collegamento genetico ereditario che lega lo sviluppo del cancro ai polmoni nei fumatori. Il professor Richard Houlston dell'Institute of Cancer Research Uk insieme ad altri colleghi ha individuato tre settori di DNA che sono responsabili del cancro al polmone nei fumatori, due delle aree influenzano addirittura il tipo di tumore che si andrà a formare. Il gruppo di ricerca ha individuato poi differenze specifiche associate al rischio cancro nei cromosomi 5, 6 e 15. Le persone con cambiamenti genetici al cromosoma 5 hanno una maggiore probabilità di sviluppare un tipo di tumore chiamato adenocarcinoma. Il cromosoma 6 invece influenza sia lo sviluppo dell' adenocarcinoma che di un altro tipo chiamato "carcinoma a cellule squamose". Infine il cromosoma 15 ha un ruolo importante nella decisione finale se il fumatore debba o uno sviluppare un tumore al polmone. Gli studiosi hanno calcolato che fumatori o ex amanti della sigaretta con questa predisposizione genetica hanno il 28% in più di sviluppare il cancro ai polmoni.Il rischio aumenta poi dell' 80% nei fumatori che possiedono due di queste varianti genetiche. "Questa ricerca ha dimostrato una certa dose di ereditarietà nello sviluppo del cancro ai polmoni e di che tipo di tumore si vada poi a formare, in ogni caso il fumo rimane il principale responsabile per la stragrande maggioranza dei casi", ha dichiarato il dottor Lesley Walker, direttore del centro informazioni del Cancer Research in Inghilterra che ha in parte finanziato la ricerca. "La cosa migliore che un fumatore può fare per ridurre il rischio è quello di smettere di fumare".I risultati della ricerca sono pubblicati sulla rivista Cancer Research.